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martedì 31 gennaio 2012

PUBBLICITA' di gd angelillo

Vorrei alzarmi
e mettermi in cammino a piedi
da solo
verso l'inferno
piuttosto che dare ascolto
a questi demoni
che pubblicizzano a tutte le ore
un falso paradiso.
GD ANGELILLO
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lunedì 30 gennaio 2012

SONO DI NUOVO AI CONFINI I NUOVI PERSIANI, ELLENI di gd angelillo

sono di nuovo ai confini
i nuovi persiani, elleni,
che vi vogliono rapinare della terra
e della libertà.
vogliono con i nuovi eserciti di latta
dei loro denari
invadervi
e demolire una volta per sempre
le antiche gloriose mura di Atene,
è dappertutto che vogliono spingere
i loro feroci arieti di carta
e distruggere i sacri boschi
del vecchio indomito demone di Socrate.
non sanno i beceri
che a voi vi fa guardia il divo Apollo,
con il suo carro di fuoco,
e i sacrileghi profanatori
della prima patria dell'arte e della filosofia
d'Occidente
li porterà d'un lampo a rovina
quando vorrà lui
e con il suo tempo,
perchè è vero che i mulini del dio
macinano lentamente
ma macinano sempre.
elleni...
antichi padri
di tutte le variopinte genti d'occidente,
e pure della italica mia,
ma di questi tempi barbari
non si pensa più a chi siano i padri
nè quindi si porta loro il giusto rispetto
e l'amore che si meritano...
e manco così il dolore
per il loro muto disperare...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

domenica 29 gennaio 2012

LA PROPRIA PARTE DI PANE AMARO di gd angelillo

la pagina della propria follia
ognuno se la legga nel chiuso della sua ombra,
nella stanza isolata
del manicomio cui si appartiene.
i molti nemici invece vanno affrontati
con la mano accesa
della propria notte data per intero alle fiamme.
con o senza di te
gli altri continuano lo stesso
a farsi i fatti loro.
ognuno è egoista a modo proprio.
ma la forza, come la gioia,
è sempre collettiva.
GD ANGELILLO
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SI ASPETTA LA NEVE di gd angelillo

in città oggi non c'è proprio nessuno.
anche il parco ha le mani vuote
e nessuno in giro chiama nemmeno un cane.
si aspetta la neve
e il pensiero di un candore immacolato
stende il suo manto d'innocenza
anche sulla sera che ormai cala.
non si fa ancora vedere nessuno
tranne la strana febbre di una bottiglia
alla finestra
con un piccolo fiore azzurro dentro.
si aspetta la neve.
chi è già dentro casa
si sente contento.
fuori non si fa vedere proprio nessuno,
nè i feroci nè i timidi.
ognuno aspetta silenzioso la neve
nella sua stessa ombra
GD ANGELILLO
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NATHAN ENGLANDER di gd angelillo

Andando in giro per la città incontro per caso Nathan Englander. Sta parlando con suoi amici e fa il finto tonto guardandosi in giro.
Sono 20 anni che non lo vedo, dall'ultima volta che abbiamo litigato.
"Ciao, Englander", gli dico.
Lui mi guarda, fa il finto sorpreso e mi saluta.
Io allora mi avvicino e gli stringo la mano. E' una stretta sufficiente per continuare la conversazione.
"Che si fa?", gli chiedo.
"Le solite cose", mi risponde.
Lo accompagno a un ufficio di riparazioni orologi dove gli devono consegnare dei libri. Non riescono a trovarli.
Siamo vicino a via Jules Kafar, sommergibilista della prima guerra mondiale. Vicino casa a New York.
"Ne hai da raccontare su queste case", mi dice.
"Qui c'è solo da raccontare la fame", gli dico.
   Siamo sulla porta, mentre quelli cercano. Alla fine gli trovano questi benedetti libri, di un certo Telese. Allora lui prende questi libri e esce.
"Dovresti leggere Telesio invece che questo Telese", gli dico.
E' con la bicicletta e fa il gesto di andarsene.
"Vado di qua", dice.
E' la direzione opposta alla mia.
"Ti accompagno", gli dico. "Vado anch'io da questa parte".
Ma dopo un pò vuole svoltare ancora.
"Va bè, deviare di 90° gradi per accompagnarti va bene, ma di 180° no. Se non vuoi deviare di un minimo, amen", penso.
"Beh, ci becchiamo", mi dice lui.
"Non è mica facile beccarsi in questa città, hai idea almeno da quanto non ci vediamo?", gli dico.
Sì, che ha idea. Vorrebbe dirmi che mi telefona, ma non lo dice, di sicuro pensa, a ragione, che dopo 20 anni avrò cambiato il numero di telefono. Non dice niente. Alla fine saluta con un vago cenno della testa e va via.
   Io rimango fermo sul marciapiede a guardarlo allontanarsi. Arriva in fondo e svolta in una strada. Si volta, vede che son lì a guardarlo e si ferma, fa il gesto di tornare indietro e dirmi qualche altra cosa, ma poi cambia idea e svolta definitivamente l'angolo.
   Addio, Englander, e ricordati che qualunque cosa tu sia adesso un pò lo devi anche a me.
    A proposito, perchè litigammo un giorno? Oh, minchia, non me lo ricordo più. Ci penso su ancora. Non me lo ricordo mica. La mia memoria se ne sta andando proprio a puttane. Oppure è un lapsus.
   Oh, sì, ora mi ricordo. Per un mio libro. "Un poeta yiddish". Ti arrabbiasti così tanto. Ma perchè? Non me lo spiegasti mai. Mi telefonasti alle 3 di notte. Ero sveglio. Volevi denunciarmi alla Procura della Repubblica di New York. Ma lì non c'era il tuo nome, c'era la tua storia ma non il tuo nome. Mi desti 3 dollari per quel libro, io non li volevo ma tu volesti darmeli per forza.
Ti dissi: "Ti ridò indietro i 3 dollari, e tu ridammi indietro il mio libro, perchè quella tua storia forse davvero me la raccontasti in sogno..."
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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TEORIA DEL ROMANZO di gd angelillo

Ce ne andavamo in giro con il tram in città. Un tram vecchio arancione nei grigi suburbi milanesi in un pomeriggio inoltrato e freddo di gennaio. Intorno a noi la gente dormiva perchè alzata troppo presto, e il lavoro incipiente sembrava purtroppo una pesantezza indigesta da affrontarsi a viso aperto da svegli, e allora i poveretti dormivano, o facevano pietosamente finta. Noi invece gonfi di caffè e di whisky eravamo pimpanti e forti anche se non avevamo dormito per tutta notte e anzi avevamo fatto bisboccia ancora fino a quell'ora lì, tarda o presto chissà cos'era mai.
"Ecco: nel romanzo se tu ci metti le tue storie personali è il soggettivo, ma il soggettivo non basta mai, ci devi mettere l'oggettivo pure e l'oggettivo sono le storie di quelle persone intorno a noi e allora forse ecco che può fare capolino l'universale. Solo a questa condizione il tuo romanzo può avere un qualche valore. Ma solo con il soggettivo, o solo con l'oggettivo il romanzo non vale mai granchè", dissi io.
I miei amici mi ascoltarono ma senza attenzione. Non erano mica romanzieri loro, non avevano mica i miei problemi di teoria e di pratica del romanzo. Loro semplicemente gli bastava far baccano e divertirsi. Cuccare ogni tanto se ne capitava l'occasione.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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sabato 28 gennaio 2012

PASSIAMO LA VITA A GUARDARE SEMPRE LA FOLLIA DEGLI ALTRI di gd angelillo

la monaca se n'è scappata dal convento
e s'è sposata con il re
che mai ha fatto una guerra,
ma è sempre andato
come un cavaliere di ventura
a vendere la sua follia tutta agli altri,
che sotto un sole incandescente
lo lasciavano fare indifferenti.
ora lui se ne sta sempre a letto
a fantasticare d'amore
con tutte le sue ostesse,
gli altri fingono amor di patria
e guardano indifferenti
sempre la stessa pazzia,
che fosse almeno anche di una sola parola
pure la loro.
GD ANGELILLO
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LE TRE MELE DEL POETA di gd angelillo

Sempre tre mele sul tavolo vuole il poeta
e un bicchiere di vino
e una pagnotta,
che poi nella sua mano stringe
cose così invisibili
che gli altri non gli danno
quasi mai nulla in cambio.
Il poeta si campa d'aria quasi sempre
e allora chissà perchè
gli altri lo prendono per uno svagato
sempre senza un soldo in tasca.
Ma vai a raccontare tutto quello che hai
se ne sei capace,
il poeta raccatta i tuoi trenta sogni
e dà spazio al caos del tuo cuore.
Non pagatelo mai,
fate pure come volete.
Sul suo tavolo le sue tre mele,
la sua pagnotta
e il bicchiere di vino
li troverà sempre:
glieli porta sempre il vento...
GD ANGELILLO
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SVEGLIE E FIORI di gd angelillo

la mia sveglia cinese oggi s'è rotta,
non m'è durata nemmeno un mese
l'avevo pagata 10 soldi
e due poesie,
i fiori per fortuna mi son durati ancora
così han segnato le ore
più a lungo e più precisi,
un bicchier di vino
odora sempre di vendemmia
e uno sbaglio
ci riporta sempre a Dio,
i fiori invece mi ricordano
che anche oggi devo amare,
e così non so come mi durano a lungo
quasi sempre,
molto più delle sveglie cinesi
che ci hanno una gallina dentro
che becca secondi
e poi depone ore ferme in eterno
sui binari morti.
GD ANGELILLO
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L'ITALIANO IN MEZZO AL MARE di gd angelillo

L'Italiano è nudo
ma in mezzo al mare
non si vede mica poi tanto,
intanto si fa un bicchiere di vino
e un piatto di spaghetti
e pensa a una sottana.
Ai guai e alle batoste
ci badiamo poi domani,
tanto sarà un altro giorno
e magari il re, si spera,
si spezza una gamba,
così avrà anche lui altre rogne
a cui pensare
e magari lascerà stare i poveretti
che gli fanno sempre i buffoni intorno.
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TI CHIAMO POI AL TELEFONO, CARO di gd angelillo

il mondo si ripiega come un foglio a volte
dove a sorpresa abbiamo appuntato
un numero di telefono
di un sabato passato a comprare pollo
e cioccolata
per uno sposalizio
dove in fondo al quadernetto perduto
c'è la nostra stessa saracinesca abbassata
sulle eventuali e quasi certe ferocie future
GD ANGELILLO
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I CONTORTI SENTIERI DELLA POESIA di gd angelillo

sono in pausa, mi hai detto,
intanto leggevi un fumetto.
dopo un pò te sei andata al parco
a passeggiare sotto la neve.
io intanto ti tradivo con la mia musa,
che mi fa amare la mia solitudine
per piacere della poesia
dove nella dispersione più completa
ritrovo a sorpresa e a tua insaputa
proprio te.
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TORNO PRESTO, DISSE di gd angelillo

Torno presto, disse,
vado a comprare le sigarette.
E tornò dopo quarant'anni.
Ma al suo ritorno non trovò
che una casa gonfia di carezze perdute
e bestemmie affannate.
Torture sibilline
e un'enciclopedia di inquietudini
scritte a mano
da una donna innamorata
sul palazzo crollato di una vita intera.
Se vai via indegnamente
non potrai mai tornare
con il cuore sazio...
GD ANGELILLO
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TUTTI CHE SI CREDONO EZRA POUND di gd angelillo

Tutti che si credono Ezra Pound
dopo appena aver scritto l'elenco della spesa
sul retro dello scontrino
del macellaio sotto casa,
senza manco aver letto nemmeno una parola
sul vocabolario,
senza nemmeno aver bevuto un bicchierino
nell'osteria più malfamata di Londra,
senza nemmeno guardarla in cartolina Venezia,
e se chiedi loro cosa mai si portano nel cuore
ti guardano basiti
come se il vero pazzo fossi proprio tu.
Tutti che si credono Ezra Pound
senza nemmeno aver provato a pensare
cosa mai significa essere messo in una gabbia
come un animale
solo per aver gridato al mondo intero
il nome sacro
della propria lunga pesante oscura Libertà.
E non farsi nemmeno tanto male
e continuare di nuovo appena usciti
a scrivere la divina commedia
dei nostri tempi così assurdi.
GD ANGELILLO
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UN SOGNO D'AMORE di gd angelillo

che grande e bellissimo mondo
un sogno d'amore, Maria,
una carovana di compagnia
un pianeta intero di totale bizzaria
un miliardo di talleri di assoluta estasi,
e non capire mai
che si vede e si vive solo
un'incredibile menzogna,
lo zero perfetto di un massiccio niente
GD ANGELILLO
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NERINO, IL FILOSOFO di gd angelillo

Mi hanno detto che fai corsi di filosofia,
Nerino,
e tieni accurati seminari di precisa ontologia,
concedi pure lunghe interviste
ai giornali nazionali
e io sono contento che tu hai fatto
così articolata carriera
lungo i porticati di nostra somma accademia,
ma dimmi un pò, caro Nerino,
confessa pure la verità al tuo vecchio amico
di bagordi e di pesanti simposi,
per come ti conosco io,
e ti conosco bene,
ma non è che preferisci
un bel rotolo di salcicce
e un gran bel cosciotto di prosciutto
a tutte queste insulse
e inutili chiacchere fritte?
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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VECCHI CONTADINI DI ACQUAVIVA di gd angelillo

Me ne hanno raccontate storie una volta
i vecchi contadini di Acquaviva.
"E' arrivato il poeta!", mi dicevano quando arrivavo nei campi, con malcelata ironia.
Ma poi si mettevano in fila a raccontare
e non smettevano, come gazze impazzite,
finchè non arrivava il padrone
a rimandarli al lavoro,
o le loro mogli a dire che la smettessero di fare i chiaccheroni con il "professore".
E loro a milincuore se ne andavano con le loro camminate di sghembo, ondulate, quasi fossero sempre in groppa a un asino, e ritornavano alla terra e al loro lunghissimo lavoro. Tra vigne, ulivi e mandorli.
Sapevano tutto di me e dicevano: "Fa il giornalista a Malano".
E come alberi antichi si assiepavano a sera attorno ai tavoli dei circoli e delle osterie, e là mi vedevano che tornavo di nuovo.
"Ehi, c'è di nuovo Jioseph, il figlio poeta di compare Cinquecavalli, il nipote di Jioseph D'Amore, il panettiere che se ne andò sette volte a Nuova York...sette volte ha attraversato l'oceano suo nonno per comprarsi quattro campi vicino al paese...", dicevano tra loro e almanaccavano ancora per molto sui miei parenti e i miei avi, e da là poi riprendevano il bandolo della matassa dei loro racconti infiniti, frutti antichi di sapienze intramontabili...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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IL CONTADINO SCRITTORE di gd angelillo

Ne ho piantati di fiori nella mia città
e pure nel mio paese,
ma chissà chi se li gode ora,
ora che sono in altre periferie
ad allevare conigli,
e anche questi altri
se ne andranno per i boschi
e per le piazze
e magari vedranno quei miei fiori
e non si riconosceranno fra loro.
Ma io me li porto sempre nei miei occhi
e non li perderò mai,
nè fiori nè conigli,
finchè me ne continuerò a fare
questo gramo lavoro di contadino scrittore.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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LIBRI di gd angelillo

C'è pure chi spende una vita dietro i libri
per tracannarsi lo spirito di millenni di fatica
ma Pegaso corre bellissimo sulla spiaggia
e non crede nemmeno di sapere qualcosa
nè gli importa
ed è felice
e respira ingordo l'aria fresca del mare,
ma c'è pure chi è malato di nostalgia
anche se non ha mai visto Atene
e lì si ubriaca di follia
nel manicomio ben preciso
di una intera metropoli tutta fatta di libri.
GD ANGELILLO
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venerdì 27 gennaio 2012

FELLINI, MAESTRO DI FORTUNA di gd angelillo

Il Maestro girò un film di fortuna una volta
caricando di miliardi di luci accese
la cornucopia italiana,
chissà chi s'è mangiato
tutte quelle parole d'amore,
chi ha rubato quelle follie di grande dolcezza,
 chissà chi dà ordini adesso
con queste teorie di agosti fracassati
così stupide.
GD ANGELILLO
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mercoledì 25 gennaio 2012

LA VOCE DELL'ERBA di gd angelillo

Sono delle parti
di un lontano quartiere
di contadini.
Vado a vendere i miei libri al centro di Milano.
Sono nato povero
e mai diventerò ricco,
i soldi mi interessano molto poco.
Vado avanti nel tempo
e vedo che la forza non ha mai ostacoli,
e la forza molte volte si chiama inganno.
La malinconia di Baudelaire è di tutti i tempi
invece,
quel che sarà per il futuro
ce lo dicono già da molto tempo i poeti.
Ma chi li ascolta?
Anche l'erba maltrattata dice le stesse cose,
e la nuvola pitturata,
e le stelle indifferenti.
Ma anche a loro chi mai li ascolta?
Eppure la Natura, come i poeti,
ha una bella voce,
ma chi ha voglia di ascoltarla?
Per intanto tutti vogliono salvarsi
e non sanno come.
Ma come possono salvarsi i sordi
quando Dio farà squillare le sue trombe?
Le mura di Gerico
saranno già crollate
sulle orecchie di tutti gli stupidi.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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CUORE MARINAIO di gd angelillo



Il mio cuore va su una nave pazza,
ha preso la via della città
e ha archiviato tutte le tempeste.
Ma cammina cammina
i flutti fanno ondeggiare tutta la mia casa.
C'è pena e ansia
e le sedie si mettono a ballare,
c'è violenza e indifferenza
e si traballa pure
sul ponte comando della cucina.
Non c'è modo di rimanere fermi e calmi.
Le tempeste d'alto mare
non mi abbandonano mica
anche se sono venuto ad abitare in città.
Il mio cuore s'è fatto amico
a un diavolo matto,
è venuto in città
ma ci tiene sempre a non perdersi mai
nessuna tempesta d'alto mare.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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(foto: autoritratto alla luce forte di un tramonto milanese
dell'ottobre 2011)

martedì 24 gennaio 2012

SCRIVI CHE TI SALVI IL SOGNO! di gd angelillo


foto di g.d. angelillo

il mondo in cui una penna mi buttò
da sopra un albero di fico
mi fece arrivare
dentro
un campo di neve
dove il mio cuore
si mise a saltare così forte
che mi sbalzò in un'allegria così folle
che ancora son qui perfino adesso
a salvarmi
la luce sempre accesa
del mio più grande sogno
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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L'INDAGINE DEL CANE CONTINUA di gd angelillo

datemi il resto in felicità, signori,
accetto di tutto
dopo che me ne sono uscito da una bottiglia di whisky jack daniel,
in piazza tenente sheridan,
un freddo della miseria, fritto,
bollito nel brodo micidiale di milano,
a pedinare quella traccia di sogno svaghita
che una volta fischiava e urlava nella bufera,
scarpe rotte nella neve
eppure bisognava andare,
alla statale come allo scalo farini
con Cristo mai trovato in chiesa
ma sempre in giro con i più derelitti
sempre zigzagando come fanno di solito tutti gli stonati
se non si afferrano forte ai loro stessi fumi di follia,
verso la periferia,
con le ginocchia gelate e la mappa ben stampata in testa,
a inseguire un fiocco di neve
che non finisce mai di cadere fin dal giorno in cui sono nato,
chissà fin dove lo porterà il vento.
le strade annodate e ben strette intorno alla mia fronte,
il cuore illuminato
e le dita tutte nere di notte fonda,
fumandomi la mia stessa anima
come un mozzicone appena raccolto per la via,
alla vana ricerca di un fantasma di cui ho il vago sospetto
che possa perfino essere io stesso.
la città mi confonde, il film che vedo più che mai.
tutto è possibile, anche l'amore,
ma perchè sul ring vince sempre il mostro?
sudo e ho freddo, ho freddo e sudo,
che sarà mai?
l'inconscio è fuori dal mio controllo,
l'io è già un pezzo che se l'è data a gambe,
il gran vigliacco.
chi manderò avanti ora?
non mi rimane che l'istinto,
quel vecchio matto.
aria di ghiaccio e gelo di montagna
milano è ai piedi di millenni di neve ammassata.
non ho paura di farmi vedere
e il mio cuore mi corre davanti come un gatto selvaggio,
tenebre, misteri e violenze di ogni genere.
vado avanti allo sbaraglio senza pensare minimamente di fermarmi.
nessuno mi segue
e quello a cui dò la caccia
mi sa tanto che è il mio stesso misero nulla.
mi sto scordando quasi tutto
e questo è un ottimo indizio,
tutto può ricominciare di nuovo da capo.
il freddo aumenta
e la notte si fa sempre più forte.
son molto lontano da casa
e dietro mi hanno distrutto tutti i ponti.
non mi resta altro da fare che andare avanti.
l'indagine del cane continua.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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(foto: autoritratto nel mio bunker di libri
fatto nel dicembre 2011)

lunedì 23 gennaio 2012

IL FALLIMENTO DI ULISSE di gd angelillo

Forse non vale neanche troppo la pena
di essere troppo saggi,
al contrario di quel che sostenne una volta
Friedrich Nietzsche.
Se la gente è in massa tutta ingrata
non ci vuole mica granchè a capirlo,
se la solitudine la vince quasi sempre
sulla compagnia
non è certo necessario sciropparsi
il latinorum.
E' quasi del tutto impossibile capirsi
come ben si evince
sapendo anche solo qualcosina
e alla rinfusa di qualsiasi poeta,
poveracci loro.
E in ultima analisi
quando ti rivolgi alle sfere superiori
non c'è mica bisogno
di conoscere Platone e Kant
che non ti risponderà mai nessuno
dovessi  anche campare più di mille anni.
Qualsiasi Dio, ammesso e non concesso
che ne esista davvero qualcuno,
a vedere di cosa è capace l'uomo
se ne scapperebbe immediatamente
in un altro universo,
distante almeno un miliardo di universi
da questo.
Persino i capitalisti, potendo,
si godrebbero in santa pace la loro ricchezza
senza tutta questa massa
di puzzolenti operai,
di imploragrazie senza riscatto,
di nullatenenti senza speranza.
Se puoi aiutarti aiutati
perchè al tuo prossimo
non gli manchi mica.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

LE RAGAZZE CON I CAPELLI ROSSI SONO TUTTE MATTE di gd angelillo

nella folle aria italiana
di un mezzo pomeriggio di gennaio incallito
ho intravisto il risultato
di due anni di lavoro
e di un mattone di pensieri di pura follia
che faceva più paura di un masso in picchiata.
cosa ci porta il domani
non lo sa ancora nessuno
ma certo che il vento vende la sua polvere
come una tigre arrabbiata,
molti altri non sanno che fare
come orsi di circo licenziati,
e il mercato dice
che siamo in piena recessione.
io è una vita che sono in piena recessione
e nessuno se n'è mai accorto,
vuoi vedere che ora tanto per contraddirmi
la fortuna mi tira per la giacchetta
e mi mette a costruire un altro tempio
alla dea Bellezza?
a zero lire di salario come al solito,
ma questo non è tanto importante
se non fosse che ho visto
in mezza mattinata mettere assieme
il lavoro di due anni di scrittura
in un mattone che forse servirà
per andare avanti
nel mio stupido nulla italiano,
e passare quasi tutto il pomeriggio
di questo balordo gennaio incallito
metà freddoloso metà brumoso
a pensare a questo mio angelo spaccapietre
che costruisce strade
ma sempre restando
nel mio torpido quartiere
di ultracaparbia povertà.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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venerdì 20 gennaio 2012

LA VOLPE E IL CAPRONE favola contadina di gd angelillo

Una volta una volpe cadde in una trappola di uomini e non sapeva più come fare per uscirsene dal fosso. Passò di lì un caprone e si fermò a osservare la scena.
"Che fai là, volpe? Sei caduta in trappola?", fece il caprone.
"Ma che dici? Non vedi che gran bel pascolo quaggiù? Perchè non vieni a saziartene anche tu?", disse la volpe.
Il caprone, gran credulone, si buttò nel fosso. Sveltissima la volpe si arrampicò sul suo corpo e uscì via dalla trappola.
"Maledetta, di che pascolo andavi mai parlando? Questa è una fossa di cacciatori", disse affranto il caprone.
"Del pascolo gigantesco di quei malvagi degli uomini che ormai hanno ridotto tutta quanta la natura a una trappola infernale", disse la volpe e lesta scappò via, prima che arrivassero le bande dei cacciatori.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
favola contadina
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IL REGISTA NON E' FELLINI? di gd angelillo

forse dobbiamo ancora capire
che siamo tutti in un film
e il regista non è Fellini.
ci dicono che un gatto è un attore
più bravo di noi
e di certo non abbiamo nessuna difficoltà
a crederci
perchè un gatto non ha bisogno di lavorare
mai.
e poi noi abbiamo il letto disfatto
e la stanza piena di fumo
e chissà perchè l'acqua alla gola.
la nostra vita è una pellicola
a proiezione continua
la bobina non s'incanta mai
noi invece molto spesso,
ma questo non significa che siamo scollegati
con i fondamentali,
solo che ci hanno rubato tutti i soldi
e non abbiamo scommesso
su nessuna carta d'azzardo.
una nave si è schiantata al Giglio
credendo di essere sul set di Amarcord
e non invece in un mare
infestato da una flotta di scogli pirati,
i piatti si sono tutti rotti
e il cuoco è volato sotto il tavolo
a guardare le cosce della concubina
del comandante,
che come ubriaco non aveva naturalmente
nessuna colpa.
ma cosa succede all'Italia?
non c'è più Fellini
e il film continua a girare per conto suo
senza sapere per niente
dove andare mai a parare...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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giovedì 19 gennaio 2012

MUSICA E PUBBLICITA' di gd angelillo

l'orchestra della città
suona lenta il suo freddo e la sua follia.
folla frettolosa
posti solo in piedi
alberi malati.
tutti comunque sempre in corsa a comprare.
ma di cosa ha veramente bisogno
l'uomo contemporaneo?
in un bar un gruppo di donne
scoppia a ridere.
hanno bevuto e c'è allegria intorno a loro.
calma, forse
e un bel carico di musica.
ma il pubblico è al freddo
e fa così tanti affari
che rimane così poco per la poesia.
gli uomini hanno qualcosa che non funziona
nella loro testa
se invece di musica
ascoltano sempre pubblicità.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
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mercoledì 18 gennaio 2012

LA VERA POESIA SEI PROPRIO TU di gd angelillo

la vera poesia sei proprio tu
con la tua stupida vita.
la vera poesia è proprio la tua vita
così santa e così vuota
ma con il lavandino
tutto pieno di piatti sporchi.
la vera poesia è proprio la tua città
così piena di ubriachi sul ponte di comando.
la vera poesia è proprio la tua follia
che ti brucia in testa
l'orologio di tutta la tua giornata.
la vera poesia è proprio Dio
che ti cammina accanto
e tu nemmeno te ne accorgi.
la vera poesia è proprio la tua rabbia
che ti fa fumare mille sigarette al giorno
lasciandoti in bocca solo il gusto amaro
di una intera esistenza andata in fumo.
la vera poesia è proprio la porta di casa tua
che i tuoi nemici vorrebbero buttare giù
per farci entrare i venti freddi
e una nera povertà.
la vera poesia è proprio la tua forza
che ti impone di reagire
e di mettere un oceano
una luna
e una canzone rock
tra te e tutta la cattiveria del mondo.
la vera poesia è proprio questa notte oscura
e questo cane abbandonato per strada
e questa tromba di angelo
che vuole buttare giù questo assurdo muro
della città di Gerico
dove siamo arrivati tutti
e ci siamo chiusi dentro
come in un immenso manicomio.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
http://www.libriacquaviva.org/
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C'E' UN DESERTO INTORNO A ME di gd angelillo

C'è un deserto intorno a me
ma dai computer fioriscono
palme di mille colori,
le strade sono tutte gialle per il grano rubato,
l'utopia s'è dileguata
e gli zombi si sono tutti dati alla bottiglia bella,
raccontando a chi capita le loro disgrazie
da quattro soldi.
La nebbia assedia compatta Milano oggi
e gli ordini dei padroni
fanno un bel gelo bollente
cancellando con un gesto le pretese
di tutto il resto della compagnia,
ma gli attori sono di pasta buona
e continuano a scherzare
e a fare follie di tutte le qualità
specialmente di quelle assurde,
ma si vive, e questo lo dice anche la radio
senza fermarsi mai.
Io mi sono asserragliato nel mio bunker
fatto di vecchie poesie e di tempi passati
molto meglio di questi qui,
ma l'arte è quella che è
ed è questa la sfortuna di questa città.
Un deserto non si cambia in eden
anche se hai una fantasia fuori dal normale,
i fiorai chiudono
e anche le antiche osterie
non se la passano tanto bene,
i padroni girano sui loro carriarmati
e non si fermano più ai semafori rossi
mettendo sotto gatti e bambini,
come scusa dicono sempre che non li vedono.
Ma intanto quelli sono morti lo stesso.
E' ghiaccio dappertutto in questi tempi da lupi
e i poveri sudano per i pochi soldi
che gli rimangono.
Io oggi ho pagato l'affitto
per il mio bunker di libri di vecchie poesie
ma il mondo è rimasto lo stesso
un deserto,
anche se la mia fantasia fuori dal normale
l'ha dipinto come al solito
con migliaia di palme di mille colori fasulli.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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UN MONDO SENZA GIUSTIZIA racconto contadino di gd angelillo

Sante Rettamano, contadino di Acquaviva, diceva sempre:
"Chi chiede giustizia chiede a un santo che non esiste, può parlare a un muro e essere meglio ascoltato. Se  un giorno la giustizia potesse davvero esistere ebbene sarebbe questo mondo che non esisterebbe più, perchè questo mondo esiste proprio perchè non esiste giustizia. E allora visto che me lo chiedete sempre io vi rispondo: preferisco questo mondo senza ingiustizia che esiste, che un mondo giusto che non esiste da nessuna parte, se non nella mente malata di qualche pazzo rilasciato senza cauzione dal manicomio di Bisceglie".
Un contadino però gli chiese:
"Sante, ma allora non c'è speranza per noi contadini?"
E Sante Manoretta rispose:
"Sì, c'è speranza per noi contadini ma in un mondo senza giustizia".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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martedì 17 gennaio 2012

LA DANZA DEL PENSIERO di gd angelillo

c'è una danza del pensiero
che ti apre un cielo di visioni
tu che passi e non ti tocca il raccogliere
ti liberi
perchè il tempo vola
e tu sei il bersaglio
che gela parecchio a stare fermo
l'amore è la polvere di neve
che t'incanta e ti salva da un giorno assurdo
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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SOLDATO PER UN ROCK di gd angelillo

soldato per un rock
i sogni che come eserciti
mai è possibile battere

assalti di facce autentiche
quelli che nascosti in scritte valgono qualcosa
fermi
un campo di segale di vera follia
quando lei ti pensa come una prova d'orchestra
ci mimetizziamo allora
come un calamaro

come una stella spenta
e una pistola di farabutto
            si pensa sempre a altro
            quando si è in stazione
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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LA SPERANZA HA SEMPRE TEMPO di gd angelillo

la gioventù
il gatto
mi diedero un sorriso
che mi porto sempre dentro
        forse come gli sguatteri
        che si vendono le osterie
         con i padroni malfamati inclusi nell'offerta
        senza mai temere le tempeste d'alto mare
perchè anche lo zucchero è matto

l'amore è sempre in sintonia con la sua cenere
e il passero se ne va in giro con il suo spavento
lo sguardo comunque è alto
e con un martello si fa la guardia di notte
dove si è
racconto tutto in un modo o nell'altro
la speranza ha sempre tempo
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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lunedì 16 gennaio 2012

PACCHI di gd angelillo

Sei sempre stato uno che spediva pacchi
invece di mantenere la sua parola,
che ti mollava sulla porta
per partire all'ultimo  momento per Parigi,
per una lettera sconclusionata
e un ponte da mandare a fuoco.
Céline non ti ha mai detto niente
perchè hai sempre viaggiato di giorno,
diritto e sicuro,
e l'oscurità l'hai sempre scansata
per paura di perderti,
ma tu sei sempre stato perso,
per le tue mani mollicce
e il tuo sorriso affannato.
Dove credi di essere mai arrivato?
Hai vinto un concorso in Francia,
un'altro a Trieste
e mai che ti sia venuto in mente
di spedirmi almeno una cartolina.
In filosofia, come nella vita,
non esiste riconoscenza,
perchè la fortuna vuole risplendere
solo nel petto che s'è scelto,
ma le stelle, origine di qualsiasi splendore,
se le scordano tutti
perchè ognuno pensa
di essere arbitro del proprio destino
e di non dovere nulla a nessuno
e invece è solo un postino
che recapita pacchi al suo prossimo
perchè pensa di salvarsi
fuggendo perennemente da se stesso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
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