regala Libri Acquaviva

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venerdì 31 maggio 2013

IL SE' E IL SUO NULLA

il sè si risveglia solo per se stesso. il sè rimane sempre un sè. è la vera sigla del nostro tempo.
   ma come il sè può vedere il miracolo del mondo, al quale pure gli altri appartengono? chi può ascoltare? il sè è sordo. chi può vedere? il sè è cieco. a chi può mai parlare? il sè non parla ad altri che a se stesso. il sè vive esclusivamente per se stesso. è già mezzo morto e non lo sa nemmeno.
GIUSEPPE DA

giovedì 30 maggio 2013

IL RE DEL NULLA

COM'E' CRESCIUTA 
L'ASSENZA DI PAROLA
mentre il cuore batte il suo martello
sulle piume del nulla.
cielo nuvoloni e tempo brutto.
esattamente come quell'estate
che barattò tutti i suoi colori
per un viaggio a precipizio.
io per esempio vorrei dare 
tutte le mie parole
a quei tizi fermi 
sul piano inclinato
della loro ragione fallita.
chi sono?
sembrano gli eredi di un re
che non riescono più a trovare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

OGNI INVIDIA HA IL SUO ROMANZO

OGNI INVIDIA HA IL SUO ROMANZO
IL SUO EROE DA BURLETTA
nel suo paese di buffoni.
ogni mano ha il suo rovescio
che sposta i mobili del suo vicino
e batte il ritmo 
del rospo nel suo inverno.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

ROBE DI BUONA SERA

C'ERA UNA VOLTA 
UN CIELO MOLTO GRANDE
e gli uomini 
ne avevano un gran conto,
ora guardano il gran lago
del loro gran sonno
e parlano a vanvera
dei loro grandi incubi.
ci saranno d'ora in poi
temporali improvvisi
a ricordare 
il tempo delle lacrime silenti,
e un bastone molto grosso
per ogni buon conto.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

IL PESCE GROSSO

il pesce grosso
va piano 
perché di rado ha qualcosa da fare.
ha sole acqua e i pesci piccoli da mangiare.
va dove vuole lui
perché è davvero un gran signore,
ha mosconi che lo servono
belle signore che gli fanno vento
un esercito di sguatteri
che gli tengono pulita 
la sua grassissima cucina.
le nuvole se piove non lo trovano mai
perché lui è davvero un pesce grosso
e va profondo finché vuole lui.
lascia le feste
alla ressa dei suoi reggimoccoli
poi prende il bastone
e se ne va a passeggiare
per la vallata degli inglesi
e non si volta più,
nel viale del tramonto
perchè già gli stanno girando un film
sulla forte luce della sua testa.
è un pesce davvero molto grosso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

mercoledì 29 maggio 2013

UNA MACCHINA PER STRADA

C'E' SEMPRE UNA MACCHINA 
CHE GUARDA PASSANDO
e tu che l'hai vista
ti fermi a vederla,
ti sorprende nel nero
perché la donna ha un piede di fumo
e un incanto perduto
lungo il marciapiede
dove ci sei tu a gelare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

IERI IN RIVA AL MARE NELLA CONCHIGLIA DI UN SOGNO

ero sulla spiaggia e guardavo il mare
miliardi di rocce 
mi franavano sotto i piedi,
in un occhio avevo il mare
nell'altro il cielo,
una nave viaggiava non so dove
se in su
o in giù.
la mia anima era di un verde smeraldo
la mia follia risaltava ancor più.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 27 maggio 2013

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo BRERA DI NOTTE poesie ACQUAVIVA

www.books.google.com
raccolta del 1998

sabato 25 maggio 2013

CON UN TESORO TRA LE BRACCIA

C'E' POCO DA RACCONTARE
SE STRINGI UN TESORO TRA LE BRACCIA,
muto raccatti tutte le perle che puoi
e poi lasci pure i tuoni agli altri pirla
che si divertono con le parole.
un mare di bagliori
uno straccio non lo può rovinare,
così prendi il tuo fuoco
e ripassati il sommario 
di tutti quegli stupidi ascensori
che non ti portano da nessuna parte.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

UNA CORSA NELLO ZUCCHERO

UNA CORSA NELLO ZUCCHERO
LA RACCOMANDO A TUTTI
in questa valle di dormitorii pubblici
dove ognuno si lava nell'ombra
e si veste di roccia dura
come per mettere mano 
agli occhi degli altri
e fargli vedere i suoi dentini
di puro diamante di sudafrica.
io fossi scrittore mi farei i fatti miei
anche perché gli arieti
sono piuttosto incazzosi
e ti fiondano mazzate come niente,
per questo faccio l'imbianchino
e scrivo romanzi senza orecchi.
meglio coltivare le fave
della propria follia
che ritrovarsi gli smeraldi
delle disgrazie degli altri matti
ben più furiosi dei palombari sniffati
di uranio atomico.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

OGNI TARANTINO VIENE DA SPARTA

OGNI TARANTINO VIENE DA SPARTA
ED E' UN FIGLIO DI PUTTANA,
per questo furono mandati a casa
i guerrieri più giovani,
i più inutili per la guerra ai messeni,
per ripopolare la città
dove per colpa di una guerra
che durava da venti anni
non nasceva più nessuno.
la guerra finì
ma i bastardi nacquero in massa,
figli fieri di giovanissimi guerrieri
che s'erano fatti onore
sul campo di battaglia più faticoso
di questo mondo malnato,
quello dell'amore.
e con i cosiddetti legittimi risse,
duelli, scontri a sangue,
finchè i filosofi decisero:
"che si vada a fondare una nuova città
al di là del mare,
soltanto per loro,
con ulivi, vigne e fuochi accesi
per forgiare ferri invincibili".
e così nacque Taranto
e i Tarantini, tutti, nessuno escluso,
tassativamente figli di puttana.
e il più mago di loro è là ora,
sulle pietre di fumo
della lontana California,
che fa il matto con tutti i suoi ricordi
di quasi 3000 anni di storie allucinanti
e formidabili.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

L'INVERNO IMPROVVISO DELLE BAMBOLE

signori, fate attenzione
che l'acqua si sta orientando
come al solito
verso il basso,
e la grandezza dell'uomo è una parola
che per la natura
non significa proprio nulla.
i pesci fritti si rivoltano nella padella
per effetto di una luce
che arriva dall'inferno.
la ressa dei diavoli
non è per far festa a qualcuno,
ma per scappare da un'assenza
che nessuno razionalmente
si può spiegare.
s'è prosciugata nel nulla del soldo
qualsiasi luce del cuore.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

SCHIZZO PER CRISTINA CAMPO

NE HA AVUTO DI TEMPO IL CIELO
per architettare questo fato strambo
voltato di schiena
a tutti noi
come per paura di essere bastonato
dal fiume in piena
del nostro sonno
che straborda di botto
nel solito infinito
di una sola lacrima.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

IL CAVALLO CORRE E SEMPRE SE NE FREGA DI CHI VINCE E DI CHI PERDE

la mano è spostata sulla scommessa
ma la musa canta quando vuole lei,
come una rana
che s'inventa un'estate
sul rigo evanescente
di un solo filo d'erba...
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

UN INVERNO DI RITORNO

un inverno di un anno
è un martello che ti sfonda il tamburo
della calma
e il segno indica il precipizio
del folle
che con una parola
crede perfino di fermare
l'oblungo destino
che nemmeno il mondo
ha più voglia di colorare.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
ON www.books.google.com

venerdì 24 maggio 2013

STORIA DI UN AMORE TRISTE

Io mi sono innamorato
ma mi manca un particolare
per mettermi a gridare,
la chiave nella toppa non è mia.
ho un cuore ma non la fortuna.
la canzone del sole
ha una sella
che non fa al mio cavallo.
io per me ho acceso la luna
ma il dito che seguivo
mi ha fatto sbagliare osteria.
così mi sono ubriacato
solo di una goccia di sogno
caduta da un tetto
e non della conchiglia 
che amavo con tutto me stesso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

RISCALDANDO UN CAFFE' DI MATTINA PRESTO

riscaldando il caffè
con il ricordo delle stelle di notte
mi faccio forte
e in tenuta di assalto
del grande pasticcio della mia vita.
che farci?
un campo di grano non è una medusa
e un ricordo felice
non sarà mai possibile
che ci porti a fondo.
siamo tutti come un bottone,
se qualcuno ci preme
qualcosa ci viene sempre da cantare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ONwww.books.google.com

IO VIVO NELL'ACQUA VIVA

io vivo nell'acqua viva
così viva che me ne son diventato
un pesce.
un pesce taxi che porta labirinti,
cupole di chiese
e bottiglioni pieni di visi.
acqua, acqua, acqua.
la vita è una catena di navi
che devono sempre galleggiare.
la vita è un mare
che deve sempre generare.
il giorno del cuore del mondo
sale dal fondo della notte
dell'universo
e quieto fa salire l'acqua,
l'acqua della vita
che di vita in vita
ci colora di musica,
di veglia
e di solitudine.
con tutte le parole
a brillarci dentro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

QUELLA FAMOSA GUERRA DI FRANCIA DI UN INNAMORATO MARINAIO

una guerra in Francia 
è dura da affrontare
in special modo se il fiore
è su un gradino un pò alto.
e, poi parliamoci chiaro,
non c'è nessuna regola nella follia.
un pazzo va un pò con i sassi
che vuole,
non c'è mica da fargli cadere le bende.
sceglie la luce dei cani che vuole
e poi si siede sulla rosa 
che trema di più.
c'è molto poco da ragionarci su.
la donna sorride
e il suo primo regalo è proprio questo.
io per conto mio
mi sarei pure messo a piangere
rugiada mattutina,
ma il guaio era che si alloggiava
proprio in una notte fonda,
così mi misi a dormire sullo zerbino
sull'uscio della sua porta sprangata,
e la storia finì lì.
è dura fare la guerra
con le monetine di Francia,
tu piangi e loro pensano
che la festa sia proprio quella.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ON www.books.google.com

CELINE IN TRICICLO (andateci voi da grandi se ne siete capaci)

come in cortile a far chiasso
per svegliare 
una coscienza azzerata.
il cuore ingolfato 
di una cenere strana,
l'acqua pura bevuta 
da un libro pazzo.
lo stile parla da solo, signori.
prima si esulta
tanto per aprire la finestra
al nuovo mattino,
poi la poesia si sfebbra
e torna la pioggia,
maledetta pure da un gattone
come Celine
abituato ormai 
a tutte le menti malate del mondo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

UN'ESTATE IN ITALIA

non sono più le belle stagioni di una volta,
se piove e fa freddo ce ne stiamo in giro
se c'è il sole e fa caldo 
ce ne stiamo a casa a far niente.
non si può più vivere di stupore
come una volta,
ora ci tocca marcire
nel tradimento di un guanto di velluto
molto signorile.
l'estate ha l'elastico rotto
e i pantaloni ci cadono giù
un pò a tutti.
è impazzito il temporale d'agosto
in italie.
al poeta gli hanno mangiato un occhio,
non riesce più a immaginare
una stagione felice
da pubblicare sulle riviste 
di tutte le città della costa.
la radio parla a vanvera pure lei.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ON www.books.google.com

UN POPOLO ELETTO

un popolo eletto
che se ne diventa una massa di pagliacci
nelle mani di una casta di anime nere.
non è mai troppo tardi
per far finire il giorno
senza decidere.
ma il vento continua a rompere i vetri
e  il paese è quello dei fondelli persi.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LA LUNA GIRA IL MONDO E VOI DORMITE poesie ACQUAVIVA

vecchia raccolta di poesie
del 1980-1981

LE STRADE POVERE DI UN TEMPO E ORA

strade povere di un tempo,
quando almeno si era felici con poco
e poco si temeva l'abbandono del potente,
indifferenti scorrevano i soprusi
e remoti gli antichi ancora ci insegnavano
tutto.
ora il tutto è niente
e il materiale è lo spirito che ci controlla.
dove è andato Dio?
un nulla impietoso ci governa
e sembra che non si abbia più
nemmeno la forza di timbrare 
il biglietto del tram
per andare dal direttore generale
ed esigere una risposta.
c'è marzo
ma senza gioventù.
c'è la domenica
ma senza sole.
c'è la primavera
ma senza un sorriso.
il paesaggio è decrepito ormai,
come le anime,
e tutti fanno inspiegabilmente silenzio
tutt'attorno.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

GLI ANDROIDI di PHILIP K. DICK

philip k. dick by soldato rock
"Gli androidi che io ho inventato, cioè uomini che hanno sembianze umane ma che sono in realtà robot prodotti in serie, ve li vedete ora accanto a voi e ambiscono come tutti gli automi a corti circuiti molto ridotti, alla presa totale del potere nel mondo. La pioggia acida perenne dà comunque prova dei suoi primi esperimenti..."
PHILIP K. DICK

martedì 21 maggio 2013

CARA SCRITTURA MIA

suvvia, scrittura, fa' diventare migliore questo mondo. che ti costa? basta convincere qualche dio, qualche astuta cicogna e un milioncino di sciocchi spaparanzati. come si fa a non capire che se il popolo è felice lavora pure più spedito e di buona lena, e che se al contrario è disperato può cadere tutto da un momento all'altro? non capiscono? dai, scrittura, sì che si può. è tanto così difficile far capire che siamo tutti uomini e che tutti siamo di questa terra? anche quelli che si credono di stirpe immortale? ...
    ...oggi intanto è primavera e piove...
cara scrittura mia...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

lunedì 20 maggio 2013

ALLA FIOCA LUCE DI UNA LAMPADINA

ho ricamato mille nuvole sul mio quaderno
per un romanzo a mille albe di sorrisi.
per le campagne del mio paese
ho pettinato il sogno
di mille mari d'avventure,
poi son tornato in una veglia
dove si piangeva un intero paese di morti,
ma con allegria ho rintuzzato il vecchio odio
dei miei fratelli
e allora cucendo ancora mille parole
a mille parole
sono arrivato all'enciclopedia
di un cielo azzurro
che mai nessuna armata di demoni
riuscirà a sconfiggere.
perchè la vita è nell'aria
e se non ci credete alzate la vostra testa
a notte
quando il cielo anzichè spegnersi
si accende d'infinito
come per miracolo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com
                                                                    

L'UOMO CON I LIBRI PIENI DI ACQUA VIVA

eccomi qua,
l'uomo con i libri pieni d'acqua viva
per le strade de milan,
che sparge confetti di poesia
come se sempre andaste a sposarvi
con la vostra felicità,
lasciando gli scialacquatori
con i loro vagoni di belle parolone
ai loro inestimabili rendiconti.
eccolo qua,
l'uomo che cercate talvolta
senza mai trovarlo
per i suoi piatti di fagioli con le cotiche
di antica ricetta contadina
in questi posti forsennati
di imbellettata pazzissima metropoli.
è lì comunque
dietro l'angolo dove vi siete dimenticati
di guardare,
come un merluzzo sperduto
per la sua grande nostalgia 
dell'aperto mare.
venite a prendervi le farfalle timorate
dei folli cuori innamorati di città,
le calosce per la pioggia
di questi giorni invernali
di piena primavera,
la folla mi passa davanti a volte
e non si accorge di me,
che mi strofino la testa
piena zeppa di mille libri di filosofia.
sono il contadino di Acquaviva
che pianta alberi di riccio in città
per quel poco di voglia di allegria
che sempre spinge gli scrittori
a rompere un pò i ball
a tutti quanti.
Offendetemi pure
a vedermi così misero
a sedere per strada
sul mio misero sgabellino,
ma siatene certi
e anche, a vostra bontà,
un pò orgogliosi di me
che con tutti questi libri davanti,
siatene ben certi
che non ho scialacquato nessuna parola
nemmeno la più umile,
e che tutte le ho rispettate
come se fossero per davvero 
tutte le mie stesse anime.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

domenica 19 maggio 2013

I GIOVANI HOLDEN

   girano a tutto andare i mulini del mondo con i giovani holden che corrono all'incontrario per imparare a scrivere nel miglior congiuntivo della rovina, nella più raffinata sintassi della resurrezione. e a nessuno che gli venga mai in mente che non si può pisciare tanto a lungo controvento, nè navigare in codesta maniera nel gran mare degli inganni, nè volare all'indietro come una cornacchia che si è scordata la trebisonda a casa.
    va all'attacco il ribelle con l'etica e l'utopia strette in tasca, sbuffando e stronfiando come il diavolo re di tutte le burrasche a nuvole tassativamente nere, o al massimo arancioni accese. Londra, New York, Milano. La folla è sempre assetata di sangue, di merda e di felicità fasulla. Gli uomini in frac, camicia inamidata e cravatta scorsoia sono molto esigenti: pretendono fama, soldi e torpedoni con il motore già a mille. Cosa vorresti fare tu? Lo scrittore? Ma vattela a pigliare nel culo, qui c'è solo un posto di lavapiatti, uno di benzinaio e un altro di fruttivendolo ambulante. Il mercato ci ha le sue ferree leggi che tu, ignorante e buzzurro come sei, non capirai mai...
   C'è da credere in Dio, in special modo se quel dio è un gran pezzo di stronzo travestito da superuomo. Errori, certezze e una fame del demonio. La trinità non può sbagliare, nemmeno a volerlo. L'essere è innocente, il criminale ha un buon avvocato, la turba non è mai colpevole, anche se compie il più terribile misfatto... 
    La vita non cambia mai, l'è semper quela... I cartelli indicatori non li aggiorna più nessuno ormai. Tutte le strade portano a Roma. Se non ci credi vedi le legioni dei ladroni dove se ne stanno marciando in continuazione. Le carogne... Anca mò...
    Il vento se ne va sempre per conto suo, la notte pure. Il senso non c'è e la scrittura nemmeno. Quel che dice una bocca c'è sempre un bel veleno che lo contraddice. Il cielo è senza segnali. La folla cerca sempre nuovi idoli, nuove giravolte, nuove vigliaccherie...
   Il giovane Holden invece non cambia mai strada anche lui, va sempre all'incontrario... perchè i mulini a vento che girano sempre a vuoto gli sembrano giustamente dei mostri giganti da trafiggere almeno con quattro parole di assoluta sincerità...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

IERI SERA HO VISTO UN FILM DI QUEL GENIO MATTO DI TARANTINO

la città del gioco
nutre di allegria il cuore dell'uomo,
mentre il telegiornale continua piangendo
a peggior pagando le nuvole in fuga
della Speranza.
i nervi gonfi di pubblicità fasulle
scoppiano di sfoghi sbagliati
in abbondanti faccende 
di chiodi arrugginiti.
la cortesia è merce rara perfino nei film,
ma si offre in abbondanza in vece
la voce di megera del travestito.
il mostro ormai spaventa meno
dell'amore di una donna,
e a sciami gli incubi gonfiano i temporali
nell'attesa dell'apertura
del prossimo negozio 
che venderà le stelle,
la mezzanotte felice
e una nuova gioventù ignara di tutto.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

NEW YORK FICTION ISSUE

tira su la sua bellezza
e si guarda da sola il suo stesso cielo,
con l'oscurità o con la luce
l'è semper l'istess.
scappano le ombre, i satanassi
e i niente.
l'uomo è raffermo,
stagionato e un pò andato,
ride ormai 
sempre della stessa pagliacciata,
film, mafia, o king-burgher che siano.
si mette a letto con 50 libri in faccia.
medita, il bonzo,
mentre il diavolo si fuma la nuvola
del temporale che mai arriva,
mentre lui non è andato 
manco a lavorare
perchè l'incubo era nella sua cucina
che si mangiava tutto il barattolo
del suo miele.
troppe parole ci ha sugli occhi
l'uomo,
e i quattro scheletri del suo pensiero
son da cimitero
non della festa del paese
che continua contorta
lungo tutte le strade
delle belle donne alla luce del sole.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
ON www.books.google.com

giovedì 16 maggio 2013

UN CAFFE'

lo vuoi un caffè, sonno?
così ti svegli pure tu
e mi racconti cosa dice questa icona,
questa immagine deforme del mio tempo
che se vuole stare solitario
come un occhio chiuso.
la terra è grande
e l'uomo sempre cammina,
come si fa a dormire 
anche solo per un secondo?
ho un amico 
che per una sua rarissima malattia
non dorme mai,
ogni giorno gli dura un secolo.
e la sua anima è così alacre
che tutto intorno gli sembra una cattedrale.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO

mercoledì 15 maggio 2013

EMILY DICKINSON

vi ho portato fiori per tutta la vita
e ancora ora continuo a portarvene.
attorno a me se ne sono accorti
in davvero pochi.
ma adesso in molti salgono 
le scale celesti
che portano
alla città senza tempo 
della mia poesia
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
15 maggio 1886,
anniversario della nascita della grande Emily.
on www.books.google.com

martedì 14 maggio 2013

NOI E DANTE

DANTE by Soldato Rock
Se ne va lenta e per conto suo la Storia
per la bella Italia,
con le scarpe forate
e il motore truccato,
filosofia di primavera
che non serve più a nessuno,
raccomandazioni dal pianeta del nulla
che non servono più a nessuno.
Comunque i giornali
son lì che stampano di seguito,
i bidoni del vino gonfi d'istinto,
per fortuna che la luna e il sole
si orientano ancora per conto loro.
Noi poeti fasulli intanto,
pazzi di pensiero
e graffiati d'anima,
ci ricordiamo di Dante
e ce la passiamo ancora all'antica.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

venerdì 10 maggio 2013

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LA VITA DI UN'ANIMA IN UN BORDELLO Acquaviva


Infinite 
These solitary hills have always been dear to me.
Seated here, this sweet hedge, which blocks the distant horizon opening inner silences and interminable distances.
I plunge in thought to where my heart, frightened, pulls back.
Like the wind which I hear tossing the trembling plants which surround me, a voice from the inner depths of spirit shakes the certitudes of thought.
Eternity breaks through time, past and present intermingle in her image.
In the inner shadows I lose myself,
drowning in the sea-depths of timeless love.
GIACOMO LEOPARDI
pensieri di un venditore di poesie milanese

LA BANDIERA AMMAINATA DEL NOI

andiamo a ricordarci l'alba del mondo
con i nostri occhi pieni di lacrime
e i nostri sogni imbarcati 
sulle corazzate,
le parole tutte salve sulle scialuppe
del naufragio...
rabbia? e per che cosa?
infuria sempre il fuoco dell'universo
e pure il nostro io s'incendia per nulla
sulla strada dei balocchi.
il tram pure è ubriaco
e sbuffa come un figlio illegittimo
del dio Vulcano...
l'angelo ha perso il suo cappello
e ci dice che la nostra anima
arranca faticosamente
sulle ubriacature senza senso
delle nostre dimenticanze.
pure del paradiso ci siamo dimenticati,
lassù.
G. D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com

mercoledì 8 maggio 2013

POESIA!

Poesia!
Lascia che ti abbracci 
con la tua veste tutta sporca di grasso
di pancetta
e di macchie di vino scadente!
Ho labbra abbastanza pulite,
anche se pure molto screpolate
dal sole, dalla pioggia
e anche dall'abbandono
che molti a piene mani 
mi buttano addosso.
Hai la parrucca bruciata
ma non mi interessa poi molto,
hai occhi di ferro rovente
e il culo poi raccattato sicuramente
dalla fogna di città.
E chi se ne frega!
Ci facciamo molta compagnia io e te,
e poi sicuro che ci vogliamo bene!
Mica come questi asini alle macine
che sempre si arrabbiano senza senso
per tutti i fuochi spenti dai pompieri.
Ho fumo in cucina
e di certo si sta bruciando il pollo
che io stesso sono,
ma non ci ho mica tanta fame
e allora è lo stesso
tutto quello che può succedere!
Amore mio!
Stai per andare all'ospizio?
Ti seguirò anche lì
per continuare a fare l'amore con te!
Il millennio è arrivato
e non è successo nulla di nuovo.
Io  ho perso 4 madri
e ho buttato la mia mano del peccato
ai cani ingordi.
Ora sono più libero
di correre per la campagna bella
del mio paese.
Spero di trovarti anche là
tra le elezioni dei morti
a sindaco del comune.
Chi se ne frega!
Io sono sulle colline,
per le strade sporche di fango
di questa incerta primavera
che penso ai tuoi canti
e a tutti i sorrisi che mi hai regalato,
sebbene fossi il caprone più matto
di tutto quanto il liceo!
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
on www.books.google.com