regala Libri Acquaviva

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CHARLES BUKOWSKI, Tubinga, MARC CHAGALL, Milano, ALDA MERINI, Grecia, Utopia, ROMANZI, Acquaviva delle Fonti, RACCONTI CONTADINI, America, POESIE, ERNST BLOCH, Sogni, Gatti Pazzi, Spinoza, FEDOR DOSTOEVSKIJ, ITALIA, New York, FEDERICO FELLINI, Poesie di Natale

venerdì 31 ottobre 2014


UN MIO RICORDO SU ALDA MERINI

    Ieri sera il giornalista de "il Corriere della Sera"  Maurizio Bonassina mi ha telefonato e mi ha chiesto un mio ricordo su Alda Merini, perchè domani è il quinto anniversario della sua morte. Io stavo già con alcune cose di Alda tra le mani perchè me ne stavo  pensando per conto mio di questa triste ricorrenza. Un ricordo, una parola!, io ne ho 150.000 ricordi su Alda, come fare a sceglierne proprio uno? Poi la dritta me l'ha data lui stesso dicendomi di una mia vecchia storia che gli avevo raccontato e che lo aveva colpito particolarmente. Così il ricordo che era venuto a me, per ragioni di spazio giornalistico lo racconto qui, per voi... A lui non ho avuto proprio il tempo neanche di accennarglielo...
    ... Stavo proprio scrivendo in questi giorni un librino su un altro mio grande maestro, Marc Chagall, lui aveva dipinto fino all'ultimo giorno della sua vita... così mi sono ricordato che anche Alda aveva fatto la stessa cosa: aveva scritto poesie fino all'ultimo giorno della sua vita anche lei. Grandi artisti che sono così legati alla loro arte come se fosse quasi un tutt'unico con la loro stessa vita...
    Era la penultima notte della sua vita, e io come mi capitava spesso in quel periodo, la stavo assistendo all'ospedale San Paolo di Milano. Avevo pazienza con lei. Come non averla? Le volevo bene da anni e anni, e sapevo da semplici suoi cenni cosa desiderava. Ma quella notte era particolarmente nervosa, stava male, pensava forse a quel che succedeva, e certo lei, con la sua coscienza così vigile e attenta, intuiva cose che non aveva manco voglia di confessare a lei stessa.
     "Alzami il lenzuolo, abbassami il lenzuolo. Dammi da bere. Alzami, coricami, alzami di nuovo. Coprimi, scoprimi", e così sempre di seguito.
    Io stavo seduto davanti a lei su una poltrona notturna, di quelle che danno in ospedale ai parenti quando bisogna assistere i propri congiunti particolarmente gravi. Per dormicchiare un pò, riposarsi, passare la lunga notte il più comodamente possibile. E così anch'io mi alzavo, mi sedevo, tornavo a sedermi, mi alzavo di nuovo.
    A un certo punto Alda sembrò rendersi conto di questo forsennato movimento avanti e indietro, e così sorridendo quasi della sua idea mi disse:
    "Giuseppe, stiamo qui senza dormire e senza fare manco niente. Dai, lavoriamo un pò".
    E così mi disse di recuperare dei fogli e di mettermi a scrivere, lei mi avrebbe dettato, come d'altronde aveva fatto nei numerosi e lunghi anni della nostra amicizia, delle poesie.
    E così fece, ispirata e dolce. Mi dettò, una di seguito all'altra, 5 poesie sul Cristo sofferente. Dove la sofferenza di Cristo era la sua stessa... così trafitta nelle mani dagli aghi dell'ospedale, in quel letto duro che forse a lei sembrava una vera croce, le medicine amare e aspre dei medici come l'aceto, le infermiere che la sorvegliavano come soldati romani, e io che come un discepolo fedele cercavo di tenerle compagnia in quegli estremi momenti...
    Quando terminò di dettarle, sospirò tutta tranquilla e si assopì quasi contenta. La Poetessa era riuscita a creare anche in quelle impossibili condizioni...
    ... Le sue ultime parole furono: "Vi ho amato tutti. Tutti. Tutti."
    Dopo non parlò più per le dosi di morfina che le furono somministrate in dosi sempre più massiccie...
    Ma fu vigile fino alla fine. Quando verso mezzogiorno del primo novembre venne apposta apposta per lei da Venezia un frate cappuccino dell'Ordine di Padre Pio. Quel frate disse che, avendo appreso dalla tv che Alda Merini stava male all'ospedale San Paolo di Milano, aveva sentito una voce interiore ordinargli di raggiungerla. Cosa che egli in effetti fece, per darle la sua benedizione.
    Alda era una grande devota di Padre Pio, e come a farlo apposta sul suo comodino campeggiava un ritratto abbastanza grande del Santo...
    Il frate, Giuliano Grittini e io recitammo tante volte l'Ave Maria su invito del sacerdote.
    Il frate disse poi: "Io non ho mai visto una persona sedata dalla morfina così cosciente come Alda Merini".
    Io verso le due del pomeriggio la salutai stringendole un piede da sopra le lenzuola andando via:
    "Ciao Alda, ci vediamo stasera".
    Lei mi sorrise debolmente e mi fece cenno di sì.
    Io ero a piazza Cordusio, con la mia bancarella a vendere i miei librini per le solite impellenti necessità della vita, quando sul telefonino mi arrivò un messaggio: "Sono la nipote di Alda, la nonna è morta ora". Erano le 17 e 15. Io proprio in quel momento avevo dato a un ragazzo un suo libro intitolato "Io dormo sola". Non riuscii a dire al ragazzo neanche più una parola. Avevo gli occhi pieni di lacrime e un nodo in gola che mi impediva di dire alcunchè. Il ragazzo mi guardò strano e se ne andò via senza dirmi più niente.
    "Io dormo sola", questa sua poesia era ormai vera per sempre...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

giovedì 30 ottobre 2014


INTENZIONI DI POETI

domani, domani, dice sempre la cornacchia.
entro oggi senza meno, gli risponde sempre la volpe.
di cosa sempre parlino non si sa,
di sicuro di cose molto diverse.
GDA
PERCHE'?

mi disprezzi e mi latri contro,
a che ti serve?
non son famoso,
brami forse che lo diventi
cosicchè anche i tuoi abbaii di cane molesto
diventino qualcosa?
a Milano comunque siamo in pochi
a essere così disprezzati dagli sconosciuti.
perchè lo fanno?
non lo so,
sono esperto in follie umane
non in quelle canine.
GDA
I FURBI

tutti temono gli importuni questuanti
ma non le belle ragazze,
tutti non vogliono dare mai niente
ma a prendere tutti son pronti.
GDA 

SULLA MANIA DI SCRIVERE POESIE

tutti sanno scrivere poesie
se poi non se le legge nessuno,
e il bello è che tutti scrivono poesie
e non si leggono manco loro stessi.
a che serve?
a essere più bravi degli altri
pur senza esserlo.
GDA

mercoledì 29 ottobre 2014


"la poesia non ti dà il pane ma di vino per ubriacarti di vita te ne regala a profusione,"
gda
giuseppe d'ambrosio angelillo
CHAGALL
raccontini, sogni, pensieri
sul mio grande Maestro di vita e di poesia
ACQUAVIVA

prossimamente su questi schermi


"più di una volta ho incontrato me stesso, e non mi piaceva per niente, l'ho sempre guardato in cagnesco e non vedevo l'ora che si togliesse dalle palle".
giuseppe d'ambrosio angelillo
milan blus bann
romanzo

prossimamente su questi schermi
"ogni uomo che ama la poesia ama la vita, nonostante tutto quello che può dire con la lingua ".
gda

g.d. angelillo
L'EBREO NELLA NEVE
romanzo
ACQUAVIVA

on Google play
http://goo.gl/aD3rwm
"la più grande poesia è la vita stessa, questo i critici e gli intellettuali vari non lo capiranno mai".
gda

giuseppe d'ambrosio angelillo
BETTY PAGE
psicoromanzo di un folle
ACQUAVIVA
pg. 1056
100 acquarelli a colori di Betty Page

on Google play:
http://goo.gl/UaPZKa
Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
ROMANZI, RACCONTI, NARRAZIONI
(bibliografia sommaria)

Il Mediano nella Birra, romanzo  2001, 2008
Il Professore di Filosofia, romanzo  2007
Betty Page, romanzo 2012
Spinoza se ne va in Terra Santa, romanzo 2011
L'Ebreo nella Neve, romanzo 2013
Rivoluzione, romanzo 2007
Confessioni di un Cane, romanzo 2006
La Pagnotta di Sogni, romanzo 2006
Ragazzi Maledetti, romanzo 1977
Una Sposa in Fuga, romanzo 1993
Un piccolo Cristo da nulla, romanzo 1997
Pattugliatore acrobatico in volo di improvviso precipizio, romanzo 1997
Rosa Nera, romanzo 1993
Desiree, romanzo 1985
L'Assassino, romanzo 1983

Superpazzi, 3 vol., racconti 2011
Bullazze e Marmittoni, racconti 1996
Storie Contadine, racconti 1997
Contadini e Squattrinati, racconti 2013
Ogni notte un sogno, racconti 2010
La Grande Milano, racconto 2003
La Vecchia Milano, racconti 2008
Il Fantasma dell'Amore, racconto
Poesia, racconto 2005
KAFKA, storielle minime 2014

Dostoevskij, 9 vol., narrazione-pensiero 1997
La Saggezza Tragica, sul Giovane Nietzsche,                               narrazione 1998
Filosofia del Racconto, narrazione-pensiero 1999

libri on Google play:
http://goo.gl/cRqtvl

lunedì 27 ottobre 2014

NATALE A MILANO poesie


   Che succede a Natale a Milano?
Miracoli, miracoli, miracoli
tutt'attorno al Duomo e un pò dappertutto...
a onta dei malvagi, dei maligni, della gente trista,
dei ladroni del pane dei bambini...

on www.books.google.com

RISPOSTA A SERENA

la poesia scorre a fiumi,
discernere il vero poeta dal falso
è difficile, tu mi dici.
per me invece è molto facile:
chi vive di poesia è poeta
e di nient'altro,
chi fa altro non lo è,
non si può essere poeta solo
di domenica pomeriggio,
mentre tutti gli altri giorni
si è impiegati di banca
o peggio ancora professori.
GDA



BEI CAPPOTTI E GIUBBOTTI STRIMINZITI
molti a vedermi per strada a vendere poesie
mi compatiscono,
vedono in me un gran poveraccio,
loro che son di sicuro dei gran ricconi,
ma non compatiscono me
del quale non sanno un corno,
compatiscono la mia povertà così appariscente,
io invece compatisco la loro ricchezza
altrettanto appariscente,
così appariscente
da nascondere sicuramente
una loro povertà segreta
molto più penosa della mia.
GDA

venerdì 24 ottobre 2014

progetto di campanile del Duomo di Milano, davanti al Palazzo Reale, mai costruito
IL POETA EMIGRANTE

uomo buono, semplice di parola, cuore sincero
che credi di essere venuto a fare a Milano?
non ti vuoi barattare come servo dei padroni,
certo, nè come succhiasangue della povera gente,
non sia mai, nè con voce di caverna
vuoi salire al foro a difendere i demoni di città
come avvocato anima in affitto,
e non vuoi pure certo farti mantenere
da una matrona vecchiaccia riccona sfondata
che ama i giovani
e perde saliva a bicchieri a ogni stentato sorriso,
al duca certo non vuoi portare le pantofole
la sera quando mezzo zoppo manco più
si regge in piedi,
al grattacielo del potere
certo non vuoi aprirti una bottega di fumo
di fritture miste da vendere alla folla dei micchi
di tutti i colori e di tutte le qualità,
nè farti cane di stanza di notabile,
nè, credo, farti pidocchio nella criniera
del primo finto leone che ti capita d'incontrare.
vuoi allora vivere per sempre nella miseria?
"Il Poeta voglio fare,
con un'anima che anela alla verità,
sempre fedele agli amici, agli ideali e a me stesso".
Ma che sarà mai questo lavoro che non esiste
nè credo potrà mai esistere?
Almeno fin quando ti verrà di amare la Poesia. 
giuseppe d'ambrosio angelillo

Giuseppe D'Ambrosio
scrive il suo romanzo "Pasqua",
aprile 2013

Giuseppe D'Ambrosio,
Castello di Belgioioso,
ottobre 2010
Giuseppe D'Ambrosio,
Castello di Belgioioso,
ottobre 2010

giovedì 23 ottobre 2014

uno strano video



turpe è questo più,
che dà a pochi
e toglie ai molti,
il ricco ha dieci donne
il povero se la divide in dieci.
g da

il manicomio

cerca e vuole tutto per sè l'uomo del nostro tempo,
è una cosa normale, raccontano sui giornali e in tv,
per me non sono tanto normali
nè gli uomini del nostro tempo
nè i giornali
nè le tv.
ma se davvero lo credono normale
sono in un manicomio
dove hanno preso la chiave
e l'hanno buttata per sempre via.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

NAVIGLIO D'ALTRI TEMPI
dove siete amici miei del naviglio?
che leggevate i miei libri
e scoppiavate a ridere come meloni di troppo zucchero a una festa di matrimonio,
ora milano non vi trova più,
per dir la verità manco vi cerca,
ma era cara la bontà vostra
e la vostra incerta giovinezza,
pochi soldi pochi averi,
oggi è sempre come ieri,
ma voi ahimè non ci siete più,
chi è tornato a bologna,
chi in calabria, chi in sicilia,
chi al padre suo lassù,
il milan pareggia spesso come allora,
la madonnina forse si ricorda di voi,
ma voi non ci siete più,
milano pensa a altro,
sul naviglio non c'è più la stessa allegria,
anche il prevosto si butta addosso l'incenso
solo per se stesso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

C'E' GENTE

c'è gente che gli piace i soldi
c'è gente che gli piace l'oro
c'è gente che gli piace il lucro,
ma sanno cos'è il vino?
sanno cos'è il sole?
sanno cos'è l'amore?
che si tengano pure tutta l'europa,
le statue d'argilla delle loro tombe da vivi,
lo spadino spagnolo che gli piace trucidare 
il loro stesso toro,
io mi tengo molto volentieri il mio vino,
il mio forte sole,
il mio dolcissimo amore.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
I REGALI DELL'AMORE
ne manda assai regali, l'amore,
bastonate, fregature, dolcetti, caramelle al miele,
bistecche fiorentine, mozzarelle di bufala,
qualche felicità talvolta,
io metto tutto in magazzino,
d'altronde anche se potessi, ma non voglio,
mica saprei a chi mandarli indietro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


LA FORTUNA DI MILANO

la fortuna di milano è l'amore,
la sfortuna la povertà,
ma se caso mai qualcuno me lo chiedesse
risponderei solo che son fortunato,
che l'arte dell'amore tutti la cercano
ma quasi nessuno la sa.
giuseppe d'ambrosio angelillo

L'UFFICIO DI PIAZZA DI UN POETA DI STRADA

me ne stavo lì per conto mio
in Duomo a far pure io l'artista di piazza,
quando vedo che viene un tizio
e si mette a squadrarmi quasi mi volesse fare lui
il ritratto a me,
mi fissa davvero troppo forse 
nella mia estrema miseria
e mi adocchia come se mi volesse fare chissà
quale sermone.
"e tu quindi saresti un poeta?
quello che gli piace fare i giochi sporchi
e tristi certamente,
e certamente per chi ha sentimenti bassi,
e forse nullafacenti", mi disse.
Io sospirai forte,
alzai mestamente le spalle
e dissi che sì, che ero proprio io il miserabile.
"e come mai ti sei ridotto così?
come un pezzente?"
"perché oggi come oggi
ogni poeta che si rispetti è un pezzente,
se le persone ricche come te
invece di darci l'obolo che compete a ogni artista,
son nell'anima ancor più pezzenti di noi,
e si prendono l'arte nostra aggratis,
tanto son miseri di cuore e di cervello".
quello allora se la tela
non considerandomi degno 
nemmeno di una risposta, seppur maligna
quale mi immagino non potesse essere altro.
giuseppe d'ambrosio angelillo
il libro
giuseppe d'ambrosio,
ottobre 2014

giovedì 16 ottobre 2014

                                          giuseppe d'ambrosio angelillo

                              on www.books.google.com




i bambini devono pur mangiare, 
mister presidente

il bottiglione del viso pieno di risate
tristezza
giochi perduti a livello universale.
la vita che si diverte come un pallone a rotolare
dove vuole lei
come vuole lei
e la corte dietro che piange
e si asciuga le lacrime con la carta da parati,
com'è il toro?
con le corna,
si fa i fatti suoi e gode se combatte.
il poeta pesca in riva alla piazza il suo lettore distratto,
deve innaffiare i suoi alberi secolari
e il comune non gli fa più credito ai suoi putti volanti.
ma la poesia è sacra
è santa
salva la vita per ancora mezz'ora.
una mollica di sogni
un naviglio di utopie
una sponda di risate
e l'antica Atene può portare le sue armate
lungo le catene di supermercati
dove si perdono pure le sante icone,
ma il pane
le nuvole
i vivi
sguazzano nei giorni privi di speranze
che passano correndo,
si diventa pazzi un pò tutti
nel delirio palese di questo aeroporto di capitali fuggenti.
rombi,
sparatorie
la libertà è una lotta quotidiana
che non si vince mai una volta per tutte.
marciano le ombre
gli spettri
i fantasmi,
a piombo calano i conti sui popoli,
il pensiero è un vile vassallo,
dietro la porta parla l'amico,
e forse è un traditore.
giuseppe d'ambrosio angelillo



RITRATTO DI UN TIPICO SCRITTORE ITALIANO DI PROMETTENTE FUTURO


è un meschino manichino milanese,
un ragazzaccio di 50 anni con la camicia azzurrina pulita,
intelligente, lercio, veloce di manica,
uno sciocco discendente di stirpe svizzera,
si fece famoso dicendo che mangiava carne cruda,
paraculo si ficca sempre in serate importanti non sue,
poi lecca a destra e a sinistra per dare a intendere
che è ben posizionato un pò dappertutto,
faccia di cameriere con la ditta quotata in borsa,
libri nulli,
scadente studioso di alcunchè,
topo alacre di magazzini editoriali bene in vista,
puzzalnaso, alternativo sul lato falso, ambiguo.
sguardo di chi ha appena rubato la marmellata,
parla di tutto e non spiega mai niente,
invidioso assai del successo pure scarso degli amici,
scrittore italiano che promette molto bene
nonostante la sua giovanissima età,
imita impudico la spavalda fortuna di Baricco.
giuseppe d'ambrosio angelillo


UNA CONFESSIONE ALLA MANIERA DEGLI SPARTANI

non è certo una storiellina da niente!
non sono mazzi di ghirlande finte.
è quel che ci capita. è quel che ci capita.
guarda, guarda. c'è il campione in carica della nazione.
che si può fare?
è una roba all'italiana.
si parla e si parla sempre nello stesso microfono.
si porta una cosa in avanti, poi si porta una cosa all'indietro.
non si sa a cosa serva
ma si fa.
ma dimmi un pò con il cuore in mano, Joseph K.,
sei vanitoso pure te
con questa miseria di destino?
non ti mollerò mica per così poco,
starò ancora qui a muso duro,
non t'inquietare.
che pensi?
c'è davvero da andare a New York per avere uno straccio
di giustizia?
i popoli non sono mica così stupidi dappertutto.
c'è da cantare
c'è da filare.
qui i foderi a combattere le sciabole a riposo.
qui la melassa s'è fatta eternità,
credono come al solito di essere a Bisanzio
con i turchi accampati fuori porta.
con Dostoevskij si fanno l'aranciata,
si fanno ancora pagare le sigarette da mammina loro.
rispondi sincero.
sei davvero pazzo davanti a Dio?
te ne vai in giro
ma fai finta di essere un altro.
ti sei fatto un ponte sulla folla
e come un folle gli butti in testa i tuoi inutili libri.
giuseppe d'ambrosio angelillo


ELSE LASKER-SCHULER

il profumo di un viso
scassina i pensieri con la sua spranga metafisica,
poi porta qualcuno dietro la porta,
per amarlo
o per farlo uscire matto.
giuseppe d'ambrosio angelillo


POESIA SURREALISTA

vola per aria oggi il futuro a Milano
manda baci a chi racconta una storiella
vende uno zuccherino
si appiccica nello sguardo un'allegria.
vi chiedono i documenti
per sapere se piangi
o se menti a Dio,
in elicottero arrivano poi i consoli degli imperi,
firmano le loro carte
e poi accendono un grattacielo,
c'è ormai da cercare la nostra strada tra le nuvole,
dietro una stella
o un nembo pieno di neve,
in periferia avanza in forze l'autunno,
i nostri cavalli son tutti lì a passare la giornata.
il buon senso ha perso la sua sella proprio in centro.
non c'è che dire.
non c'è nemmeno da comprare il giornale.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

martedì 14 ottobre 2014

Emilio De Marchi
MILANIN MILANON
Acquaviva

on www.books.google.com

IN CIMA AL LUNA PARK DI MILANO

cantando Milano
ancora io risalgo al luna park delle vostre buffonaggini,
specialmente quando mancate certi la vostra parola
per ritocchi fantasiosi ai vostri beceri tornaconti,
piagnucolando come mocciosi
come dietro al vostro stesso funerale.
di campane da suonare per difendere la vostra libertà
dagli attacchi dell'impero di barbarossa
ve ne intendete così poco
che preferite di molto che partano soldati
solo i poeti e i vari pazzi dell'estrema periferia,
tanto quelli anche se corrono pericoli
non sono in tantissimi a piangerli,
e così il cammino e pure la corsa resta in salita
e gli onerosi falò a bruciare gli ideali
son proprio buoni per arrostire gli agnelli
nelle vostre cucine
dove a ogni giorno
si prepara con dovizie di particolari
un succulento pranzo di pasqua,
con squisita carne di Cristo
appena appena arrivata dalla migliore cattedrale fallita
 in città.
ma io come sempre preferisco le giostrine dei bambini
per nascondermi
e divertirmi più tardi con i miei più sciocchi modellini
di filosofi,
che ci volete fare?
sono un'ombra in giro per la città
con i fantasmi dei miei libri per atroce compagnia,
mi son morti da tempo tutti gli amici,
i prodi miei maestri,
vado ramingo buttando i miei strambi giornalacci pornografici
ai quattro angoli della vostra spazzatura inevasa,
che dire?
vi piace spogliare la gente,
e anch'io come i peggiori
me ne vado nudo come un verme.
di stare in toppa alla collina degli ultimi avvenimenti
non m'importa proprio.
e poi quasi mi scappa di mano la mia penna di piombo.
sono un arlecchino senza padroni
che gli piace la ruota panoramica,
laggiù nell'estrema periferia della città,
e di là calare ogni tanto in piazza del Duomo
a fare malinconico il mio stonatissimo chicchiricchì!
proprio come un gallaccio clandestino.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

HANNAH ARENDT

si può rendere umana la follia di colpire Dio?
la follia è già umana.
si può rendere intelligente la volontà di perseguire il male?
ogni volontà è già intelligente di suo.
si può essere filosofi fidanzandosi a un filosofo?
la filosofia è sempre amore.
no,
più maligno del demonio
sarà sempre il cretino.
giuseppe d'ambrosio angelillo

lunedì 13 ottobre 2014

giuseppe d'ambrosio angelillo
CABALA DELLO SPAZIO INTERIORE

volumi e volumi,
sole e luna,
il gatto nero.
stelle e montagne,
I 77 in trincea dietro le oche. 
cabala da spazio interiore,
l'editore romano mi promette un'intervista
che arrivano le 6 di sera e non arriva,
foglie d'autunno, surrealismo, paesi di contadini morti
piazza del Duomo oggi 
è un carnevale di commercianti
all'attacco.
"la poesia, mister, mettitela in saccoccia
e vedi se riesci a farti almeno un gulash".
vedute, ricconi indiani, cercaelemosine rumeni,
rabbi ebrei, cappelluti e barbuti,
senza manco una striscia di tempo a salutarti.
il presentatore tv, quasi calvo e barba bianca,
stasera intervisterà rockstar del momento,
in vendita di dischi anche sulle pene degli irlandesi
sconfitti da mille anni dal golem ingles.
"te soffri per quel che persegui,
e vieni pure disprezzato per questo", mi dice un mistico
in vena di confidenze,
e mi dà centesimi non richiesti.
"son miseria! son miseria! i tuoi maledetti centesimi!",
gli urlo dietro.
ma lui è un vero mistico, ha l'udito parecchio scaduto.
passa l'amico e fa finta di non vedermi,
si risparmia il suo solito caffè,
mi risparmio la sua solita manfrina.
volumi, volumi, volumi.
la cabala dello spazio interiore
che mai ha la stanza larga abbastanza.
"finchè funziona la bocca nel suo mestiere a masticare
e il sedere nel suo lavoro a sbruffare,
la salute si può dire che sta a posto.
la carrozzeria è ancora in piedi,
il motore interiore s'è fusato
e perde colpi in tutta allegria,
che facciamo? andiamo in spiaggia se c'è il sole
e ci godiamo ancora questo becero autunno che se ne va",
mi dice orazio, il libraio toscano.
gioca a carte, mio caro wuz,
la vita è gioconda
e a sera arriva l'amore ancora
con quel piatto caldo di piselli
che ci spedisce con solerzia ancora la cara Ashkenazia.
giuseppe d'ambrosio angelillo

mercato dei libri usati in piazza Diaz, Milano
ogni seconda domenica del mese
giuseppe d'ambrosio angelillo

DESTINO MILANESE

sulla linea milano-pietroburgo ho tracciato
quella linea che si dava arie di una grande opera
che a vapore di treno metropolitano
fendeva l'azzurro dei sogni
e li sparpagliava all'aria come l'autunno 
tutte le foglie morte.
ma il cielo è sempre giovane
e lì attingono le sue notti quei possenti pesci d'attacco
che si mangiano pian piano le stelle.
ma le leggende risorgono,
tornano ancora i veri idioti,
i demoni dementi,
i fratelli belve che si mangiano alberi secchi
e rapiscono come niente vagoni di bionde
da smistare prima del mattino
nelle bieche usanze delle ferrovie di nuova costruzione.
milano assomiglia un sacco a pietroburgo,
almeno quella antica che non esiste più,
se non in stanche, malinconiche vecchie fotografie.
ma i milanesi barbogi borghesi la continuano sempre
a distruggere la bellezza di  milano,
è una donna troppo, troppo bella,
fa davvero innamorare più del dovuto,
bisogna bastonarla almeno un pò,
far vivere in miseria tutti gli artisti che si può,
mandare alla rovina tutti i veri poeti.
cos'è tutta questa storia presunta dell'arte?
i reggimenti devono partire tutti
alla conquista della siberia del soldo.
se vai al galoppo di notte e non ci stai attento
uno sterpo d'oro ti si ficca in un occhio e diventi cieco.
ti toccherà chiedere l'elemosina per strada
come un vecchio straccione.
dostoevskij fuma le sue sigarettine sul naviglio grande
e si sente a casa sua. 
il suo puskin se ne sta sul ponte
a far ritratti a stupide signore.
giuseppe d'ambrosio angelillo