regala Libri Acquaviva

regala Libri Acquaviva
CHARLES BUKOWSKI, Tubinga, MARC CHAGALL, Milano, ALDA MERINI, Grecia, Utopia, ROMANZI, Acquaviva delle Fonti, RACCONTI CONTADINI, America, POESIE, ERNST BLOCH, Sogni, Gatti Pazzi, Spinoza, FEDOR DOSTOEVSKIJ, ITALIA, New York, FEDERICO FELLINI, Poesie di Natale

venerdì 27 febbraio 2015


IL CERCHIO D'AMORE
è il cerchio perfetto,
un'anima in bilico sull'altra
per fare di un perfetto equilibrio
il presente inebriante dell'amore.
scacciando da ogni manicomio
l'assenza criminale di un bel futuro per tutta la città.
GDA

giovedì 26 febbraio 2015


MONNA LISA TRUCCATA
by Soldato Rock

finanzia la Bellezza Italiana nell'originale modo di far libri  "Acquaviva"
di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
compra qualche e-book da Google Play di "Libri Acquaviva",
curiosa tra il suo catalogo on line
su Google Books

https://play.google.com/store/search?q=g.+d%27ambrosio+angelillo&c=books

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martedì 24 febbraio 2015

LA VIOLINISTA
o violinista che racconti la poesia,
figlia strana di quel cielo interiore
che chiamiamo speranza,
una preghiera sui numeri della profonda stranezza
del futuro,
una pettinata al dio,
un gioco di gioventù.
la musica,
questa strana parlata di un mondo umano.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

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LO SPETTRO DELL'AMORE
lo spettro dell'amore
che lascia peli su ogni davanzale,
trappole maligne su ogni sentiero,
boschi neri in ogni fantasia,
mentre l'anima si arrende
nel gran circo del letto.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
POETI
siamo comunque vecchi marinai rinchiusi a vita dentro sbornie di gioventù infinite. abbiamo romanzi di 1000 pagine solo in una foto senza nessuna parola, compagni di milioni di avventori di locali di malaffare visti in mille porti diversi, in mille quartieri fuori mano, mai che ci sia un oste che ci risparmi la spesa dell'oscuro folleggiare, ma appena fa giorno siamo lo stesso il cuore che siamo sempre stati. poeti di mare, poeti di campagna, poeti di città, tanto l'è semper l'istess, siamo capitani di ventura in viaggio verso Plutone, contadini senza terra che portiamo da bere a tutte le muse in circolazione, squattrinati miscredenti che fanno i monaci pazzi in decrepite caseringhiera di anonima periferia. ci siamo scritti da soli la nostra bibbia, e ci siam fatti venire pure la fede per credere in ciò che abbiamo scritto, folli senza respiro, porci a grufolare su ogni marciapiede, pezzenti amici di ogni fango, di ogni lordura, ma con un cielo terso per anima, un firmamento acceso per sguardo sincero, uno scoglio nel mare in tempesta per passione. non ci stanchiamo mai, manco a farci l'amore. guardie di confine per paesi che nessuno mai vuole visitare, soldati di se stessi nei grandiosi eserciti del nulla, marinai di una sola nave ma con tutte le vele al vento di nome poesia. tutti a chieder qualcosa, tutti a non dar mai niente. sfrontati e superbi, ma sempre liberi. condannati a vita alla stessa galera: la solitudine, sempre lo stesso rancio, le mele marce degli altri, le rosse melagrane del sangue degli dei. i poeti chiedono sempre al mondo di volergli bene ma quello invariabilmente manco gli risponde. sempre in marcia verso l'interno dell'anima, infaticabili camminatori, un solo fiore come riassunto dell'intera storia dell'umanità. sempre allegri in un mare di sfortuna, sempre tristi nel più squinternato bordello. silenziosi logorroici, pazzi spiritati, esaltati scatenati, anime spente, cuori scardinati. alunni, maestri, maghi di mille mattini, stregoni di mille notti nere, ma con una luna piena sempre accesa nelle nostre misere tasche. poeti.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 
L'ANIMA
l'anima è un mondo chiuso in sè
che immagina voci
che arrivano da antiche madri,
non si può comandare 
a un amore che non risponde a nessuno
se non a lontane stelle
cadute per sbaglio
nei cortili di sogni senza fine.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 16 febbraio 2015

LA BELLEZZA 
che ti racconta a volte la bellezza,
a te che sei solo una viscida foglia
avvampata da una luce d'agosto,
il tuo desiderio s'insinua nella tua forza
e ti ordina di proseguire
lungo l'orrida rotta di deserto,
dove incontri altri perdimenti,
altre alienazioni d'amore.
è matta la giovinezza,
sempre,
anche quando carica di storie allucinanti
ti porta a quel prodigio di poesia
che t'ha fottuto così tante volte.
ma volte su volte
tu lo stesso non impari mai,
e t'affacci di nuovo alla finestra più alta
del tuo osceno palazzo,
e la saluti,
sempre fremente,
di follia o di lussuria
non l'hai mai saputo dire.
giuseppe d'ambrosio angelillo

METAFISICA OSCURA
sei una metafisica oscura
che gli piace restare comunque in una placida penombra,
almanacchi fioche memorie 
nell'angolo pallido del tuo amore,
e la folla bugiarda dei tuoi sentimenti nella tua anima
metton su un pavone grosso come una mongolfiera,
e t'alzi in volo
lungo le rotte delle tue matte risate.
ti diverti, è fuor di dubbio,
mentre io rimango a difendermi di sotto
con lo stuolo delle altre mie ridicole menzogne,
che non racconto a nessuno
oltre al mio ridicolo me stesso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
STRANO CORAGGIO DI UNA STRANA LUCE SPENTA
traggo coraggio comunque dalla mia luce spenta,
non è la corrente che mi è andata via,
è la bolletta che è scorretta,
e inquina di scoppiamenti ibridi
il mio infinito giallognolo,
vorrei certo virare verso il firmamento
con il mio veliero di assurde signore
ma il piano è dannato,
e il destino oltremodo indeciso.
i miei romanzi se ne vanno al vento
verso altri deserti amari almeno come i miei.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO



LA MUSA INCAZZATA
si fa vedere a volte
una musa incazzata
che ti tira un banchetto intero sulla testa,
e tu da bravo capitano
ti ritiri sotto le coperte del letto
sperando in un teatro di cartapesta migliore,
dove i sogni abbiano una chiave d'oro
e ti tirino felice
da questo manicomio di masse infelici.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

IL CORSO PIENO DI GENTE
il corso pieno di gente
che s'affaccia sulla tua anima
come se niente fosse,
gente ormai vuota che impreziosisce il suo disprezzo
col suo odio segreto verso tutti gli artisti,
cuori riverniciati da pubblicità bacate,
che sparano per puro divertimento
sui perdenti accatastati sui marciapiedi lustri del centro,
sono così smarriti
che ormai non comprano più poesie.
sono ormai menti così solitarie
che non hanno bisogno più di nessun libro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

ROMANZO
romanzo che puntelli la mia anima
quasi fossi un porto che protegge la sua nave,
siam tutti marinai astuti
che racimolano briciole d'oro
dalle loro sacche azzurre piene di nulla,
ci danno addosso
e ci incorniciano in una fronte triste,
un freddo mappamondo
dove arrivano piano strane idee,
ricordi straordinari,
rotte balorde,
caproni mistici...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

la giovane ALDA MERINI

ne dissi che ne dissi
per comporre quel tema sull'anima
della fanciulla
innamorata dell'infinito,
orfeo, riti greci, compagnia di Gesù,
infine scelsi il canto a vita,
gli impostori per vendetta
mi bruciarono tutti i ponti di ritirata,
e io ne fui così felice.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


venerdì 13 febbraio 2015


"nulla di troppo, nel troppo anche il più astuto è perso".
gda
"se tendi a qualcosa di grande
devi andare molto piano".
gda
"un buon libro è sempre dalla tua parte,
non ti va mai contro".
gda

giovedì 12 febbraio 2015

una buona vita è la più convincente filosofia. eppure prima viene il soldo e poi il bene. ma non sono assolutamente la stessa cosa. il soldo serve al bene, ma il bene mai al soldo.
gda
Giuseppe e i suoi bambini,
i romanzi crescono...
giuseppe d'ambrosio angelillo, febbraio 2015
nel suo bunker di libri
(foto di Angelico)
caro marco,
ogni giornalista è pronto a vendere la propria coscienza per servire il più malvagio dei diavoli: l'opinione generale. su questo altare pagano bruciano le più alte bellezze, i più nobili ideali. un buon giornalista sarà sempre un pessimo scrittore, al contrario uno scrittore non sarà mai un vero giornalista.
gda
il tempo è denaro e chi è povero non ha mai tempo.
gda

LO SCRITTORE

di solito lo scrittore è una persona superba ma non è un vile, è una persona molto scontrosa ma non è un meschino. lo scrittore diventa umile solo nella sua opera.
gda 

UNA BUONA REGOLA DELLO SCRIVERE

caro amico mio,
se vuoi descrivere con verità la gente che ti circonda non puoi assolutamente fare a meno di farti odiare dalla maggior parte della gente che descrivi, per questo devi sempre far finta che parli di altri e aggiudicarti una certa patente di pazzia, così i più ti prendono per un idiota e ti perdonano la loro estrema bruttezza.
gda

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo ACQUAVIVA raccontini contadini e storielle paesane

"Non piantar che un albero,
solo quello, sempre quello:
la vite".
proverbio contadino acquavitano

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
ACQUAVIVA
raccontini contadini e storielle paesane
Acquaviva, 2015

circa 1000 pagine, illustrato
(prossimamente per Libri Acquaviva).

martedì 10 febbraio 2015

SICILIA racconti, favole, proverbi ACQUAVIVA

"La verde isola Trinacria,
dove pascola il gregge del sole".
OMERO, Odissea, XI

SICILIA
racconti, favole, proverbi
ACQUAVIVA

grazie agli amici siciliani di Milano
per la realizzazione di questo libro


LA VITA A MILANO

C'è trambusto a ogni mattina a Milano,
e nonostante il ferro, la ruggine e la polvere,
l'uomo scolpisce ancora l'amara pietra della verità.
Il sole fa capolino tra tutte queste nuvole nere maledette.
E' forte il sole d'Italia
anche qui a Milano.
S'affretta ancora lesta la domanda
nella foresta grigia di tutto questo rumore,
e le parole della pesante Speranza
risalgono ancora
le tristi chine del ferro,
della ruggine,
di tutta questa polvere che cade sui fiori.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


MILANO E LEONARDO

Il Naviglio s'è prosciugato
per i tanti tradimenti perpetrati.
Leonardo è andato
e ha ripudiato mille volte Milano,
che lo ricorda, non lo ricorda,
non lo pensa quasi più.
I suoi Navigli li han sotterrati da tempo
sotto una valanga nera di vergogna generale.
Una terra e una vergogna
che crolla ancora sulle nostre anime
di milanesi vivi.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO




GIORNATE MILANESI

Gli uomini a volte girano a vuoto a Milano,
facendo finta però di gettarsi a capofitto
nell'occhio rovinato sulla faccia decaduta della città.
I tram corrono come nuvole, al solito,
e i giochi vorticano come follie
tutt'attorno al cuore fermo della Cerchia dei Navigli.
Qui il giorno d'improvviso
non ricorda più nulla,
e attraversa a piedi nudi i guadi di fango nero
del denaro che non scorre più.
Ognuno porta in tasca un coltello
e pensa segretamente
di sfregiare sulla faccia la fraternità.
Nemmeno nasconde più il suo segreto
di geranio morto nell'aria puzzolente.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

STRANO NAVIGLIO

Che strano Naviglio che scorre sottoterra
nella tristezza di Milano.
Io sarei in guerra con questo mondo
se non fosse che son pazzo della vita.
I poeti sono uomini strani pure
che misurano le loro scritture
come fughe nella notte,
poveri dovunque
con i loro poveri ricordi.
Io regalerei mille alberi di mandorlo a Milano
se non fosse che anche le gazze dementi
mi danno torto su tutto il fronte,
anche loro combattono la loro guerra perduta
come tutti in perfetta solitudine.
Io me ne andrei in cucina
a fare ancora il lavapiatti
se non fosse che le carogne
comandano ormai sulle risate e sulle lacrime amare.
Guardo ora l'orologio e vedo con tristezza
che il tempo della giovinezza
Milano se l'è giocato a tombola da un bel pò,
senza rispondere più niente
neanche al triste sguardo di Dio.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


MATTINO A PIAZZA DUOMO

Sale come un miracolo la giornata sulle guglie del Duomo,
i rimasugli notturni delle stelle mattutine
cadono come coriandoli sui freddi lastroni del sagrato,
piano arrivano gli asini
che girano le ruote di pietra dei macigni quotidiani,
uomini forti
che vendono chincaglierie da nulla
ai gialli turisti mattinieri.
Si finge ancora l'antica grandezza,
ma il milanese carica le sue giornate
sui carrozzoni tedeschi
e li avvia alla carlona
sull'inverno caduto per caso
sul destino della città.
Venti freddi,
e tutta gente senza pietà.
Nel cuore del poeta
tutto questo si colorerà come per miracolo ancora di amore.
E' questa ancora la vecchia grandezza di Milano.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

E' DIVENTATO D'IMPROVVISO VECCHIO
IL GRAN CUORE DI MILANO

Campa ormai alla buona questa città,
con mani malate che si afferrano agli appositi sostegni
della metrò verde,
spargendo elemosina e strani morbi.
Una bella ragazza è seduta a terra
nei sottopassi di Cadorna
e su un cartello ha scritto
che ha una bambina piccola
ed è povera.
E' diventato d'improvviso vecchio il gran cuore di Milano.
Ha chiuso tutti i conventi,
pure i monasteri ha sfrattato
gettando pure Dio sul marciapiede.
S'è riempito di delinquenti
il pozzo di piazza dei Mercanti.
Il Palazzo della Ragione
l'han riempito a frane e valanghe di oscura follia.
I vivi son gonfi di canagliaggine e vigliaccheria.
Dicono che le case al centro valgono molto,
ma in periferia gli uomini non valgono quasi niente.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

giovedì 5 febbraio 2015


AMORE

quando l'amore diventa un collo
e s'infila nella lampadina fioca
di un occhio che ormai vede tutte le cose,
si ficca in una fantasia erotica
e s'alza e poi dorme,
canta alla notte
s'accende nel sogno
risolve il problema filosofico
mortadella, formaggio, pane duro,
risata cotta nel forno come una pasta frolla,
scarpe d'estate in pieno inverno,
disperazione messa fuori gioco,
noia mai vista,
pepe nero,
paprika gialla.
telefonata a un paese bloccato dalla neve
e peggio che meglio che non dica,
un 1 preso per 7
è amore
è amore nonostante tutto.
patate, carote bollite,
panini smollati,
alza la fiamma,
tanto la bolletta del gas l'ho pagata.
domani non voglio andare nel freddo a fissare gli idioti,
me ne voglio restare al caldo a pensare all'amore.
una scatoletta ce l'ho ancora,
l'amore dei miei genitori puri.
devo mettere la sveglia
preparare il caffè per la veglia notturna,
c'è qualcuno che mi aspetta nel romanzo.
è amore.
poi me ne andrò a passeggiare nel parco sotto il sole.
sono proprio convinto che sia amore.
la giostra è proprio questa.
dove più vuoi andare a divertirti?
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

PIATTO DI NEVE ZUCCHEROSO
no, 
è la solita minestra ghiacciata che cade,
neve da mischiare al vincotto,
per rifarsi sotto il gelo
un pò di sole nel gozzo,
qui, tra questa luce malata
che ci ferma il circolo
e ci riavvia senza più benzina.
qui, in questa fede che arranca,
e la massa si scatena nel suo godimento,
mentre le scarpe di pezza affondano
in questo pasticcio di neve fradicia.
gda 

MILANO SOTTO LA NEVE
ci siamo tutti nella grandiosa cattedrale della dimenticanza
dove si respirano mute
le voci che non ci sono più,
la città si placa in tutta questa pace di neve,
e noi si va oltre
senza sapere verso quali oscuri nuovi principi,
e ci basta finalmente questo nostro giorno
che ci pare quasi fermo
sotto tutto questo biancore.
gda


MILANO SOTTO LA NEVE
piatta è la città con tutta questa neve,
come se la luna fosse venuta a seminare fin qui
i suoi petali invernali,
senza compagni
e senza ricordi,
così, soltanto facendosi più vicina
con i battiti ghiacciati di tutta quella sua infinita solitudine.
gda

LENTO NAVIGAR DI NAVIGLIO
come è esatta milano nelle litanie dei poveri,
si vive senza dominio
in balia di quel che viene,
dormendo rapidi alla buona,
come colombi fuggitivi tra tutti quei palazzoni dei sciur,
andando a ramengo come i venti tetri,
mentre il naviglio va come sempre
dilungandosi lentamente tra l'estate e l'inverno.
si lavora e si lavora
e si sorride come al solito accontentandosi di se stessi.
gda

lunedì 2 febbraio 2015


CHAGALL, MAESTRO DELL'UMANITA'

Ieri s'è chiusa la grande mostra di "Marc Chagall" a Milano, una mostra di livello mondiale, organizzata e gestita ai massimi livelli, un grande regalo che abbiamo avuto un pò tutti. Ogni giorno c'era una lunghissima fila per visitarla, con persone venute da ogni parte d'Italia e anche da altre nazioni a noi più vicine.. Io stesso ne sono stato testimone in tutti questi mesi. Ieri all'ultimo giorno c'era naturalmente una fila ancora più lunga. Il freddo era intenso e soffiava pure un vento glaciale, nessuno si muoveva lo stesso dal suo posto di attesa. Nelle sale dell'esposizione poi c'era come un silenzio religioso, tutti ammiravano stupiti e quasi sbigottiti, a lungo, pensosi e commossi. Anche i più scettici subivano questo stupore generale e si adeguavano.
Io ho pensato: "Quella di Chagall non è pittura, è contatto con l'infinito, è visione dello spirito".
Io nella sua arte ho sempre visto rappresentato quello in cui più profondamente credo: il mondo dei contadini, la Russia, il Sogno, la Libertà (se voi sapeste quanto ha lottato Chagall per farsi accettare, lui è una lezione di libertà per qualsiasi artista, qualunque sia il campo specifico, per qualsiasi uomo, per qualunque cosa si attivi), Spinoza, Marx, Singer, Kafka, Aleichem, Dostoevskij, l'Ebraismo, il Cristianesimo, la lotta degli ultimi contro i loro prevaricatori, l'America, Parigi, il Mediterraneo, la Terra Santa, la grandiosa Utopia della fratellanza tra tutti gli uomini, l'Amore vero e senza limiti tra un uomo e una donna. Questi sono i colori più preziosi che Chagall usa per ciascuna delle sue opere.
Fin dai primi tempi della mia scrittura ho usato i suoi dipinti per le copertine dei miei libri. Sono anni e anni e anni che vado sempre raccogliendo i cataloghi, le cartoline, i libri innumerevoli dedicati a lui. Sempre mi imbatto in sue nuove opere, che non ho mai visto, e sempre ne rimango felicemente stupito. In questa mostra su 220 opere ne ho contate 60 di cui non ne sospettavo nemmeno l'esistenza.
Io credo che raccogliere la sua Opera in un solo libro sia una cosa praticamente impossibile.
Il catalogo della mostra è andato esaurito da tempo...
Ieri ho pensato: "Chagall non è un pittore, è un grande Maestro dell'Umanità".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO