regala Libri Acquaviva

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martedì 27 dicembre 2016


LA BENEDIZIONE DEL PANE E DEL VINO

anch'io certe volte mi arrabbio per niente
quando penso che ognuno di noi è diverso,
siamo tutti come sbuffi di fumo
che vengono fuori da un legno speciale che brucia
sotto i nostri piedi,
legna di bosco che se ne sta sempre lì nella notte
ad ascoltare la musica speciale delle stelle
nella notte nera,
che ognuno trasforma a modo suo
sotto la sua pelle,
dentro il suo stesso cuore
che ora dice una cosa
e dopo ne pensa un'altra.
siamo tutti monaci increduli
che sorridono alla luna,
mangiano un dolcetto
e sono stupidi come tutti i maldestri innamorati.
ubriachi di pregiudizi prendiamo in giro
altri ubriachi di etichette malmesse,
ci duole in un occhio una colomba
nell'altro sbatte le ali superbo lo sparviero,
ci rincorriamo tutti come gatti arrabbiati
e tutto quello che cerchiamo è un grazie recitato alla vita,
non siam capaci di nulla,
ci vergogniamo di dir una preghiera alla nostra povertà
e benedirci da soli
con il poco sale della nostra santa tavola.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

come facevo a non diventar poeta
dopo essere stato 18 anni
amico di Alda Merini?
come facevo a non accendermi di poesia
dopo che Alda mi ha accarezzato 10.000 volte
con i suoi occhi dolci,
con le sue mani
che avevano toccato
l'inferno e il paradiso
anno dopo anno?
ora son qui con te, Milano mia,
che guardo la Madonnina
con gli occhi umidi
di un intimo amico dell'antico Orfeo,
con l'anima pazza dell'antica Alda...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

(foto di Giuliano Grittini)


a ogni sole che spunta
fioriscono poeti,
che prendono radici in città
e chiamano e richiamano le muse
a cantare la vita,
la triste vita dei poeti
che vivono di nulla
e pur sorridono a ogni giorno che arriva.
a ogni giorno che passa,
 e montano su anche di sera
il loro teatro universale
di bislacca allegria,
e gli anni della vita volano
ma ogni giorno è un universo compiuto,
una città piena d'amore
che s'invola dove capita,
ma s'invola sempre innamorata.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

Giuseppe con la sua bancarella di libri Acquaviva
in via Dante, Natale 2016
(foto di                )

il cammino certo dei giorni
che molti considerano breve,
ma forse son troppo basse le nostre verande,
dal respiro forte delle stelle forse vien fuori un altro responso,
forse quel nostro nome lungo quasi un anno,
quei nostri fiori che regaliamo a tutti
come misteri con i quali proprio non sappiamo come regolarci,
diamo quel che abbiamo
e in effetti alla fine solo quello possediamo,
quel che abbiamo amato, quel che abbiamo accarezzato,
il nostro inverosimile cammino
dove sempre ci battiamo come leoni,
non per vincere,
ma per continuare a voler bene...
io non mi vergogno dei miei sentimenti,
perché i sentimenti sono la parte migliore di me,
le emozioni che fanno lunghissimo ogni attimo,
ogni giorno, ogni anno,
e molto più alta la mia stramba finestra sulla via.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 19 dicembre 2016



CORO DI BAMBINI

e va bene, avete ragione tutti quanti voi,
e così sia!
ma chi riempie di stampe di futuro
tutto quanto il cielo?
chi offre ritratti da colorare
a tutte le ombre del firmamento?
sul palco c'è un coro di bambini di quarta e di terza,
cantano in francese, in italiano e in latino maccheronico,
mia figlia è pure là in mezzo, la più alta di tutte
che mi chiede a gesti: "e mamma dov'è?"
"ora viene. ora viene", le dico a gesti pure io.
e così si rasserena nel porticato del teatro di periferia.
io vorrei proprio che il pozzo della pazienza
di tutti gli uomini non avesse mai fondo,
e che per tutti ci fossero gnocchi, pane e armonie infinite,
che tutti si benedissero in nome di tutti questi santi bambini,
che cantano al cielo che l'amore e l'amicizia
sono le cose più grandi di questo mondo,
nel coro ci sono bambini di quasi tutti i popoli della terra
e tutti cantano in francese, in italiano e latino maccheronico,
e si meravigliano loro stessi di saper cantare così bene,
di essere capaci e così bravi di benedire loro il mondo
con la loro canzone di pace
e di augurio di buona fortuna
nel nome di un Buon Natale
che non significhi altro che: vita, vita, vita...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

domenica 18 dicembre 2016

LA VITA poesia di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo



LA VITA
E' un Natale triste quest'anno,
il motivo lo sappiamo tutti
e non ce lo diciamo,
anche se ognuno di noi ci ha il suo.
vola su di noi un uccello strano
che ci fa sempre insicuri,
non si capisce per chi ci prende,
è come una cometa buia
che non si sa se ci porta dei doni
o un niente
da far stare quieto.
ma io vi posso dire
che se la chimera è oscura
noi vivi risplendiamo.
siamo fatti di amore,
di pietra,
di nulla,
di cuore.
siamo ancora un nome che ci regge,
un sorriso che ci porta.
Non è un Natale triste quest'anno,
è come sempre un Natale di festa,
checché ne possiamo mai dire.
il motivo lo sappiamo tutti,
anche se non ce lo diciamo,
anche se ognuno ci ha il suo.
un Angelo si farà vedere
come al solito alla mezzanotte,
e l'uccello strano sparirà
e quella cometa buia si illuminerà.
verrà un Angelo a dirci qualcosa,
a farci vedere ancora una volta a sorpresa
un Bambino Santo che ci sorriderà,
ma così vicino a noi
che non potremo proprio fare a meno
di accarezzarlo e di baciarlo
con tutto il bene della nostra anima...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

giovedì 15 dicembre 2016



uomo che ami 
e ti sembra la vocazione di una vita.
che cerchi la carta
per colorare l'azzurro del cielo,
il fiore della terra,
il frutto del mare,
canta la donna che è la spiga di grano
della tua anima,
offri il tuo pane dorato
al puro motivo del mondo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

UN GIOCO DI FANTASIA

ho appeso un sogno sul muro di casa mia
che davvero mi mancava nella mia vita,
era un gioco a fantasia
che mi son portato sempre in tasca
come la goccia di un mare pieno di pirati
e di tante ombre che mi rimbombano spesso
nella perenne sconclusione dell'anima mia.
che sia un amore ne sono quasi certo,
infatti ne son felice
e mai che ne sappia il vero motivo.
infatti son solo e rido,
me ne vado sempre a zonzo
e son sempre a casa mia.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO



CANTO DELL'EMIGRANTE

attraversare le Alpi non si può
con una valigia caricata a piombo sulle spalle,
è dura raggiungere un freddo ghiacciato
da una terra di sole arroventata veramente,
ma anche l'anima di una pecorella vuole mangiare
e uno stazzo dove trovar ricovero,
così si prende il tavolo di casa
e si porta oltre frontiera,
una fantasia come un'altra per far fortuna
o per rovinarsi a vita.
ma tutti vogliono cantare
e arrivare prima di sera
alla vita vera.
è tutta gente strana che preferisce vivere
piuttosto che accantonar abbandoni e tradimenti oscuri.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

VECCHIO CONTADINO MANGIA LA SUA ZUPPA,
COSI' M'HA DETTO MIA FIGLIA

polenta e peperoni arrostiti sulla padella,
certo non sono sempre solo io
con i miei canti,
spendo buongiorni a manica larga,
accendo lampadine dalle mie maglie
e mi so guidare da me per i miei passi oscuri,
mi svegliano in parecchi dalle mie veglie
di scrivano antico,
la mia solitudine è piena
e la mia casa è colma di libri inverosimili,
ma più inverosimile ancora sono io stesso
che mangio da un piatto vuoto
e non non so manco io
da dove sono nato e perché.
ma il manicomio è davvero grande
e così passo inosservato,
mangio la mia polenta 
e i miei peperoni arrostiti sulla padella
e tiro avanti anch'io
con la mia vita a manovella.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
IL MIO GATTONE NERO

raccontano che l'amore non vale nulla
e che sono i denari quel che conta nella vita,
se lo dicono forse ci credono e sarà vero per loro,
ma la psicologia ha pure il suo grande vocabolario,
e spesso dice che non sempre si dice
quel che davvero si pensa,
secondo me anche il mio gattone nero,
che pure non pensa sempre al cibo,
mi ha in gran conto nei suoi pensieri
e son certo che a suo modo mi vuole molto bene,
è un gatto nero molto saggio,
non legge i giornali
e non guarda neppure la televisione.
non è mai andato nemmeno un giorno
manco a scuola.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
A GIOVANNI FRACCASCIA, 
MACCHINISTA FERROVIERE

che strana maniera di andartene
che hai avuto, Giovanni,
hai scelto le luci di Natale
come segnale di partenza
per il tuo treno antico,
ma non sei sparito dopo la curva
che porta nell'azzurro,
ti vedremo ancora spesso in viaggio
per i binari della nostra vita,
che ancora sorridi con la tua faccia allegra,
che come una volpe burlona ancora scherzi con noi.
ti vedremo ancora svoltare per l'orizzonte,
per i paesi di Puglia, le litoranee,
le stazioni fuori porta,
andrai veloce ancora con il tuo forte locomotore
per le tratte sempre accese
del nostro mondo di bislacche creature.
non hai lasciato a casa la borsa a tracolla
del macchinista ferroviere,
te la porti sempre con te
perché non sei partito per una terra straniera,
sarai sempre qui, arrivando, partendo ancora,
per le libere linee dei nostri cuori,
sfrecciando come un lampo
con il tuo locomotore antico
per tutto il bene che ci siamo voluti tutti noi,
vecchi amici di treni sempre in volo...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
a Giovanni Fraccascia, macchinista ferroviere,
nostro grande amico

sabato 10 dicembre 2016


ORIGINI

son venuto dalla campagna
per mettermi davanti al Duomo di Milano,
grosso come una montagna
santo come un Paradiso,
ma sono ormai come un monaco scaduto
con tutti i pesci della sapienza persi per caso
tutti nella mia calda anima.
e per amore voglio bene a tutti
e mi affatico sempre sotto il peso dell'antica tradizione.
baci, saggezze, sincere carezze.
il mio andare è povero
ma le mie fortune me le regala a caso il mio prossimo,
mi prende poesie
e mi fa vedere acide meduse,
non mi lamento, son poeta,
i miei tesori me li so ben conservare
e furbo rimango come i miei vecchi padri contadini,
se regali sempre e sempre a nulla pensi
ti arriva alle spalle un dio
che ti ripaga al doppio.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

LA VITA DEL POETA

è triste e allegra la vita del poeta,
non gliene frega assai proprio di nulla,
ha un carrellino pieno di libri per amico,
e una bancarella verdina piena zeppa di sogni
per cara sorellina, per il resto se ne va per piazze
e vie piene di amori
come un cane che ha perso da tempo la retta via,
si ferma ogni tanto davanti a un uscio di ricco
e si fa raccontare un pezzo di pane,
del suo forno
e della sua faticosissima avventura,
per il resto è dichiarato in comune
come vagabondo, come giramondo,
come bislacco accattone,
lui si gira e rigira tra le mani i suoi antichi ricordi
e giura a se stesso di diventare un giorno molto famoso
mettendo l'uno sull'altro tutti i mattoni
delle sue crude sofferenze,
i suoi dolori di ogni giorno,
le sue nullaggini che portano diritto
nel sacro mistero di Dio.
lui mangia cioccolate e poesiole
e poi ride dei suoi caldi colori
e pensa che l'arte è proprio una scommessa
da fare per perdere
perché in fin dei conti tutti alla fine
perdiamo tutti.
il poeta invece si fa amico di Re David
e si processare davanti a una corte di pezzenti,
per verificare in fin dei conti
chi davvero è il più povero di tutti,
se l'imperatore Barbarossa o Arthur Rimbaud.
io per conto mio ho la balzana idea
che il più saggio è un prato in fiore
che canta per tutta l'aria
tutta la felicità che gli dona la sua vita...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

SEMPRE IN GIRO ME NE VADO

sempre in giro me ne vado per la cara pianura milanese,
tra solitudini e altezze di piccolo cabotaggio,
ansioso di raccontare quel che all'amico preme,
quando per strada trema per vecchi freddi
di assurdi ricordi, quando per passione d'amore
dava retta a bislacchi demonii,
va a fuoco ora il grande teatro delle anime perse,
ora va di moda Milano vestita elegante,
ma in periferia va ancora il corteo di re Carnevale
che ride sempre e capisce la compassione
del bosco fuori mano quando accoglie tutti
e a tutti dà una ciotola e un riparo,
ora son qui che ancora giro e rigiro per la mia cara città,
che mi tira a sorte un numero fortunato
e mi fa campare al caldo pure a me.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

UN UOMO INNAMORATO


UN UOMO INNAMORATO

un uomo innamorato della sua piazza
e del suo freddo antico,
elevato in altezza in tante storie di marmo
inarrivabili dai bassi prezzi correnti,
tra larghe vie scorrevoli per anime perse,
un uomo carico di un'etica ormai fuori moda,
tra tutti questi vestiti interscambiabili,
parole alla carta,
borse firmate
e fantasmi così ricchi di brillanti e gioielli.
un uomo che è come un uccello appiedato,
senza fissa dimora letteraria, 
sempre per strada come un vagabondo,
senza stufa portatile,
una specie di marinaio senza nessun mare
a portata di mano,
un po' disprezzato, un po' ammirato,
è così volubile la folla al cambiar del vento...
sempre da queste parti così affilato e pungente.
un uomo innamorato della bella poesia del mondo,
che prende e che dà con ogni tipo di spavento,
con gran malvagità, con caro amore di madre.
tra ombre, rimorsi, corse di persone anonime,
questa gran bellezza della vita
che gonfia ogni cuore,
smuove persino queste gran lastre di pietra della piazza,
rigenera l'avvenire di ogni uomo,
anche di un uomo come me
innamorato sempre chissà di che...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

martedì 6 dicembre 2016

a ogni giorno si guadagna sempre,
si ricava comunque la vita,
piccola o grande,
povera o ricca,
gratta con la mano calda la terra,
vedi ancora quanti semi sotterrati da te stesso
hanno così tanta voglia di nascere.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

lunedì 5 dicembre 2016

Cosimo Damiano Damato LA STANZA SUL PORTO poesie ACQUAVIVA


FAVOLA PER COSIMO

Io guardo la tua anima
e mi sento disincantata
Ci sono donne che hanno inventato
la favola della bruttezza
Ci sono donne che hanno inventato
la favola della bellezza.
Ma il vero mostro
che abbiamo in noi
è la nostra pietà.
La pietà non si compra.
Cosimo, Io e Te siamo amici di pietà nascoste
sappiamo che Maria Vergine
è mostro di castità
Noi vediamo la donna bella
e la osanniamo
ma dentro è piena di brutture nascoste
Ma io e te che siamo brutti e buoni
chissà che mostri siamo
Certamente una nuova specie
che nascerà nel futuro.
ALDA MERINI

CANZONIERE D'AMORE,
DI TERRA E DI MARE 

VOLO SUL FRIULI


VOLO SUL FRIULI

Sandro, Sergio e io,
tre amici attorno a un tavolo di caffè cinese,
tre bicchieri di vino bianco, dolce e frizzante,
qualche pezzo di pane,
qualche fetta di salame,
e tutto intorno la bellissima terra del Friuli.
Una periferia povera milanese
che d'incanto vola sulle montagne innevate,
per i Castelli massicci e le Abbazie antichissime
sperdute nei boschi,
per le spiagge d'oro scintillanti di Grado e di Lignano,
e anch'io, da milanese inveterato,
a volare con voi,
con i vostri occhi lucidi,
il vostro grande cuore,
il sorriso sempre pronto,
il vostro grande amore per la vostra cara terra.
Avete fatto venir voglia di venire in Friuli
anche alla barista cinese,
che per sincera simpatia
ci ha offerti i piatti di salame.
Amici miei,
senza manco vederla
mi avete fatto ubriacare
della vostra buonissima grappa ai mirtilli.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo LUCI DI NATALE racconti ACQUAVIVA

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
LUCI DI NATALE
racconti
ACQUAVIVA, 2016

"Aria di Natale per andarcene di nuovo nella convinzione del Bene"
GDA

RACCONTI DI NATALE,
TRISTI E ALLEGRI

dono di Natale
con speciale dedica
a tutti coloro che mi hanno aiutato
e continuano a aiutarmi...
dal sempre vostro GDA


a libera lettura su Google Books
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sabato 3 dicembre 2016


son certi gli angeli a regalarci sogni,
è perché ci vogliono bene
e vogliono far splendere la nostra vita.
che ci vuole?
basta dar retta alla natura,
bersi un bicchiere di vino con gli amici
che son venuti da tanto lontano
solo per salutarti,
svegliarsi la mattina
e invece dei sogni
vedere la finestra appena chiara del mattino,
che miracolo!
come fare a guardare la luce del giorno che s'alza
e non sorridere?
renderle il dovuto onore?
chissà da quanto lontano viene pure lei
per venirci a illuminare
e bersi in allegria un bicchiere di mondo
insieme a noi...
il sogno più bello che ci regalano gli angeli
è proprio il giorno...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

giovedì 1 dicembre 2016


oggi è il primo giorno di dicembre
e non ho i permessi di mettermi sotto il sole brillante,
l'abbonamento che mi porto nella pancia
m'è scaduto,
devo invece spazzare la via derelitta del mio cuore,
e decorarla se posso delle prossime luci di Natale,
il sole gioca con i suoi colori e i suoi pianeti,
ci lega tutti in un'unica carta
in un'unica forza,
abbiamo ancora da percorrere calmi
i nostri scanzonati pensieri,
più allegro sarai più a lungo vivrai,
ho ancora da caricare le mie botti d'acqua,
raccattare qualche ciotola di miele 
dagli assurdi carrozzoni dei veleni quotidiani,
ho ancora da portare in giro i miei libri variopinti
per le fiere innevate della mia grande città,
farò tardi come al solito,
reciterò di nuovo la mia preghiera alla luce della sera,
per ringraziare chi di dovere,
per avermi dato ancora la fatica quotidiana,
il gusto del caffè amaro
per il mio carretto pieno di latte
con cui sempre ho il coraggio di avvicinarmi
alla terra degli angeli malandrini.
son sempre storie nuove che arrivano a ogni stagione,
ma queste di dicembre
son sempre quelle che mi riescono meglio.
sarà la neve, 
saranno le rose matte di questi giorni,
sarà il sole, sarà la luna,
sarà la mia solita follia.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

ci benedice la vita e ci fa ricchi
con questa luce azzurra del suo cielo così bello,
mentre noi dabbasso siamo così superbi come colossi,
senza mai meravigliarci della nostra valle così vasta,
delle nostre foreste così piene di simboli,
del miele che scorre nelle nostre stesse mani,
pensando alle nostre lingue così aguzze e pungenti,
ai nostri sguardi così gravidi di odio,
avidi di tutto,
come stupidi uccelli
a cui qualcuno ha tagliato le ali.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

UNA CASA PIENA DI LIBRI


UNA CASA PIENA DI LIBRI

ce ne sono di città di parole nella mia povera casa
che quasi quasi non c'è più nemmeno posto per me stesso,
castelli pieni di antichi linguaggi
che donano gli scarni bocconi a tutti i miei piatti
di sera e di mattina,
anni e anni di parlantina dorata
che io mi porto a pensare e frequentare,
è la vita che condividiamo,
e qualche volta la poesia,
in questo mondo ingombro
tutto pieno di specchi e di coltelli,
di pistole e facce folli.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

domenica 27 novembre 2016

IL TERRONE NORDISTA

Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
IL TERRONE NORDISTA
racconti
ACQUAVIVA, 2016

Questi anni da nulla
Ladri e Spinozisti
Partita a calcio con Pasolini
La lampadina
Cassano
Il lupo con il vestito di pollo
Il Terrone Nordista
Un bambino in manicomio
L'asina verde
Natale alla Stazione Centrale di Milano
Il prossimo film di Roberto Benigni
I 2 pubblicani
La parola più grande sel mondo
I miei Natali con Alda


prossimamente su Google Books

IL NOSTRO PAESE ANTICO


IL NOSTRO PAESE ANTICO

son stato anch'io una volta
nella terra della mia calda Utopia,
son passato anch'io con un treno fugace
nella mia città felice,
il mio sorriso di manicomio
era la mia felicità,
la mia follia fuori luogo era la mia terra dei contadini
nella piazza del mondo ormai in allegria,
una corsa verso un muro
a sbatterci la testa
è stata la nostra grande rivoluzione,
là diventammo tutti fratelli,
a dividerci la pagnotta,
la fame
e la poesia.
gli ipocriti erano in cattedra
e tenevano il tempo di tutta quanta la fantasmagoria,
si aspettava pure il Messia,
perduto anche lui nella stessa massa,
era un monaco barbuto e pazzo,
che amava tutti
perché così da qualche parte era pure scritto.

e noi ragazzi, come tanti pesci,
volavamo sui campi di grano,
facendo l'amore
e urlando felici.
di cosa non lo so mica,
forse solo della stessa vita.
ci esaltammo
e diventammo i primi.
poi forse fu proprio per questo
che cademmo nella polvere.
masticammo amaro
e ridemmo pure.
non si può amare un fratello
che non ti vuole e scarta.
ci svegliammo all'alba,
con un gallo matto che cantava ancora sui covoni,
la libertà non è per tutti,
soprattutto per la gente che non la vuole.
ce ne andammo a casa,
a piedi e non più in treno,
si era rotto tutto,
specialmente nell'anima nostra,
da dove ancora voltandoci avanti,
vediamo sorridendo l'Utopia antica.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

non conta più rivoltarsi
non conta più pietrificarsi,
ora il tempo è passato 
e le serpi han cessato di schizzare veleni,
se fu vero amore lo sanno solo i cuori.
non conta più attaccarsi al soldo
non conta più contar le terre,
ora non ci sono più mille superbie da sopportare,
ora ami invisibile, mamma,
nel mio letto trovo ancora rifugio
tra le tue calde coperte.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

tutti i patimenti degli abbandoni
stanno sulla quella balaustra del passato
che si tiene in equilibrio per ritorsione,
ma è ancora coraggioso l'antico cavaliere,
quello che accendeva la luce alle regine
e lui si accontentava dell'ombra,
l'amore ti passa accanto e non ti riconosce,
tu lo guardi passare e ti senti più sicuro.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
vita, perdonami
se molte volte ho insistito a molestarti,
ero povero di silenzi
e avevo paura degli altri.
ma quando ho capito che sei libertà,
ho riso e ho buttato via
tutti quei sacchi di fame e bisogni.
ora sei sempre nella mia mente
che ridi pure tu
con la cara compagnia di tutti i miei figli.
con la matta filosofia
di tutti questi amori malvissuti per destino.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
O ANIMA CARA

o anima cara, che ti porto a cassone sulle spalle
come il più lieto e pesante peso
di tutta questa casa così piena di illusioni,
me ne vado tra mercati di gente dolce e malandrina,
cercando robe vecchie, scassate bancarelle di antiche osterie,
viaggio turbato e contento,
aspettando tram, perdendo sempre treni.
è questa la natura,
questo il paese degli angeli,
l'inferno dei tristi tornaconti,
acchiappo cuori e cornamuse scassate,
mi sento fortunato con questi quattro canti che vendo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

QUEL SEMPRE INCERTO EQUILIBRIO

ho raggiunto un equilibro tra il nulla e l'illusione,
tra il me stesso che vuole sprofondare
e il me stesso che vuole volare,
è la voce della luna dell'anima mia,
quella che dice di non guardarti mai allo specchio,
ci passa così tanta gente canterina,
tanti draghi delle fasulle passate fantasie,
quei tiranni malandrini che mai vennero in contatto
con quel gran teatro dell'anima mia,
tornerò viaggiatore ancora una volta
di quelle dolci colline dove vivono beati
tutti i villaggi dei miei matti contadini,
le loro certe conoscenze,
le loro spalle cariche dei sacchi di tutti quegli anni infelici.
l'uomo è sempre messo tra due nulla,
due illusioni,
due diavoli che ti ingannano,
come ti accarezzano piano
quei due angeli pazzi del tuo destino.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


lunedì 21 novembre 2016

A COSIMO DAMIANO DAMATO

A COSIMO DAMIANO DAMATO

C'era una volta un marinaio con la faccia di gatto,
stancato dalle tempeste, 
ma leggero  e col mestiere certo del mago,
ricordava sempre nei suoi strani spettacoli il mare
e il viaggio,
il cielo e le nuvole,
si chiamava Cosimo
ma era molto altro ancora.
Era un elfo antico
con le tasche sempre piene di rocce,
pietre di vulcani non ancora spenti,
di trulli diroccati, di castelli sgretolati
ma ancora in guerra col tempo,
di ricordi ammassati alla rinfusa in un porto di casa,
dove i bicchieri erano pieni di lacrime
e le sere di amori belli,
lo ricordano tutti nella bettola sul lungomare,
la berretta in testa e il sigaro acceso in qualsiasi posto.
La faccia a pensare tra le mani
e il bambino a girovagare sul ponte del galeone.
"Ogni marinaio è senza pensieri,
tranne del porto dove deve ancora arrivare",
cantava una signorina.
ma nessuno diceva no
al timido marinaio che ancora doveva partire.
Il porto si riempiva di nebbie,
le navi di rose bianche.
Cosimo parlava la lingua 
delle strane magie delle storie volanti nell'aria,
nei cinema di periferia.
Bestemmiava,
bofonchiava,
dirigeva la scena,
spegneva infine la luce.
Cosimo avvinghiava il peccato
con la bellezza,
riemergeva fuori porto,
dirigeva un teatro di 10.000 anime,
diventava un sacerdote di una intera città di chiese,
era il sagrestano di una piazza tutta piena di poveri.
Lui diceva di essere questo, quello, quell'altro ancora,
ma chi lo poteva mai dire
se era un marinaio di una nave pirata pure lui
e batteva l'intero Mediterraneo
solo per rubare le caramelle 
al tabaccaio del porto di Barletta.
Cosimo mena mazzate morali
ma nessuno se ne accorge
perché sono tutti offesi e demoralizzati 
per altre cose 
ben diverse,
tipo l'età avanzata,
la moglie che si vuole comprare il rossetto
e il bene taroccato da vilipendio.
Ebbene sì! Cosimo naviga in piena vita d'alto mare,
accarezza i molluschi e sgrida gli squali,
di più non so
o colpevolmente me lo sono già scordato.
Cosimo somiglia molto a un navigatore dei tempi antichi
quando bastava bestemmiare il maroso
e già si arrivava a destinazione,
al tempo la vita non era cattiva,
bastava dire
e gli elementi ti ascoltavano.
Ora a Cosimo basta pensare di essere un marinaio
in rotta precisa verso la libertà
e il mare da suo grande amico 
immediatamente l'accontenta.
Lui allora sorride
e sa che è quella la giusta direzione
per qualsiasi posto si sia deciso di andare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO