regala Libri Acquaviva

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lunedì 31 ottobre 2016

tornerà di nuovo qui
il nostro paese felice,
con quegli architravi senza più domande,
con quelle serrature senza più paure.
ma questo posto è troppo nuovo,
il sole sorge
e non sa dov'è manco lui.
ma verrà ancora la speranza senza più dubbi.
la chiave dell'armonia che ha foglie e fiori,
che apre così dolcemente i nostri cuori ormai amari.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
quanti giorni che si perdono nella solitudine,
in oscuri pensieri di giardini folli,
tra tutti quei confini che ci costruiamo per vendetta,
ma i più feroci sono i fiori
che ci ricordano spietati la lontana felicità,
che è scappata per errore,
per un orario fuori posto,
per una chimera dalla traiettoria sbagliata.
ora son qui
a una festa di altri,
tra sorrisi falsi,
che penso a quanti discorsi ci siamo fatti
pensando contenti alla nostra cara terra promessa,
dove ora crescono solo stupide erbacce senza senso.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

alla porta s'è aggrappato il tuo volto vero,
poi qualcun'altro se n'è scappato nell'ignoranza,
perché senza amore la mano diventa nera
e si nasconde dietro un ferro trovato per terra,
i treni vanno anche senza passeggeri,
certi lo fanno apposta a pagare i biglietti
alla gente che scappa leggera,
ma il treno va vuoto lo stesso,
perché non c'è più amore,
né luci,
né pensieri per gli offesi.
le tavole delle leggi del cuore
non son mica tanto famose 
per gli uomini d'oggi.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
sogno mio, dove te ne sei andato tu in realtà?
fai gli scherzi, monello mio,
ti sei nascosto in una lacrima,
altre volte te ne vai in una lampadina
e ti accendi forte nel mio sorriso.
ma perché sei così pazzo?
perché sei così crudelmente avventuroso?
è la tua natura, lo so,
e io non ci posso fare proprio niente.
ora è invece la mia anima 
che si consuma per nulla.
non t'ho mai perso, so anche questo,
sei sempre qui nella mia oscura follia
che è così certa che non ti perderò mai,
e infatti così è,
almeno per me.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

NORCIA


NORCIA

anche l'arte che si crede eterna
crolla,
l'infinito di cui si chiacchiera quasi sempre
forse porta la salvezza solo un po' più in là.
non riesco più a trovare le mie certezze,
mi è ballato il letto sotto la pancia stamattina,
ho subito guardato il filo della lampadina
per paura del terremoto,
ma non si muoveva.
"mi son sbagliato", mi son detto,
ma non era uno sbaglio,
erano solo le mie illusioni
che mi fanno vedere certe crudeltà molto più lisce.
che ne so?
forse sono solo un romanzo ambulante
che parla con una principessa molto più altolocata di me
che si chiama poesia,
mi interesso da sempre del caso mondo
perché credo che ci sia molto da vedere
ma il ferro s'arrugginisce
e il tempo se ne va in giro barcollando come un ubriaco,
ha perso il suo cappotto
e oggi parecchi suoi violini,
dice a tutti che restituisce sempre i suoi debiti
ma il treno carico di pesce
se ne va sempre avanti e indietro da una città all'altra,
e il suo carico non lo da a nessuno, da nessuna parte.
nelle nostre coscienze si trova un po' di tutto
ma le chiavi del paradiso non le raccoglie mai nessuno.
ci rimangono nei nostri pugni chiusi
sempre solo un po' di polvere
e quelle sante visioni d'arte
che ci danno ancora qualche volta tutto.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

I LIBRI SONO UN DESTINO


i libri sono un destino,
che in silenzio ama le parole che il mondo regala,
un'anima con dentro fuochi pirotecnici infiniti,
che sono nella calma di ogni predestinazione.
che farci?
resistere al freddo di una vita intorpidita,
alla minaccia delle nuvole più alte,
svilupparsi nella notte,
per la strada piazzato molto in basso.
sono qui,
non ho mai abbandonato nessuno
né mai lo abbandonerò,
anche se moltissimi hanno abbandonato me,
tanto la gioia vale l'angoscia,
e allora molto saggiamente tutti i miei maestri
mi suggeriscono la gioia,
e io do loro tutta la ragione di cui son capace
con la mia stessa semplice condotta di vita..
ultimo: non spaventare gli altri,
sono solo
e pure con gran leggera allegria
me stesso...
uno scrittore di minute storielline...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(foto di Antonio Ziccardi)
dedicata a Marta Colomba e Antonio Ziccardi

domenica 30 ottobre 2016

IL GATTONE NERO CHE SE ANDO' SU FACEBOOK PER AMORE favola di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo



IL GATTONE NERO CHE SE NE ANDO'
SU FACEBOOK PER AMORE
favola
    

    C'era una volta un gatto nero che andava sempre in cerca della sua gattona nera, ma questa non si faceva mai trovare perché aveva sempre da fare a stare su Facebook. Non se ne andava mai in giro, non cercava mai altri gatti nella vita del cortile, non se ne usciva mai manco a guardarsi la luna piena quando era altissima nel cielo. Sempre davanti al computer a smanettare su tutti i post possibili e immaginabili che passavano veloci sulla rete.
    Allora il nostro gatto nero che pensò? Di iscriversi anche lui a Facebook e mettersi a smanopolare anche lui in rete nella foresta infinita delle notizie più succose. Così fece domanda a Facebook e si iscrisse. Ma da Facebook gli risposero:
   "Ci dispiace, ma non possiamo iscrivere una coda nera sul nostro sito".
    Il gattone nero rispose così, tutto indispettito:
    "Urcaz! Ma io sono un gatto nero! E' normale che ci abbia pure la coda nera!"
     "Ci dispiace proprio, ma niente da fare. Una coda nera è fuori dal nostro regolamento di ammissione", risposero da Facebook.
    "Ma se vi mando la foto della mia faccia tutta nera?", scrisse ancora il gatto.
    "Una faccia nera può essere offensiva per molti nostri utenti. Niente da fare", risposero da Facebook.
    "Urcalaz! Ma ne sparate di botti vacanti se ci vi mettete di buzzo buono!", scrisse questa volta il gatto, parecchio irritato.
    Allora che fece il gatto? Si fece aiutare da un suo amico dragone volante, anche lui tassativamente tutto nero,  e si fece accompagnare alla sede centrale di Facebook, là nella lontana California.
    "Mi voglio iscrivere", disse all'impiegato preposto.
    "Ma tu sei un gatto nero! Hai certe zampone nere che fanno davvero impressione! Non possiamo iscriverti!", disse l'impiegato.
    "Zampone nere? Ma che dici? Queste sono le mie gambe di gatto! Che? Devo volare come il mio amico dragone? Guarda che con le mie zampone ho certi artigli che se mi ci metto ne faccio di parecchi di danni!", disse il gatto, questa volta davvero infuriato.
     "Oh! Amico gatto! Ma la vuoi proprio sapere la verità?", disse l'impiegato, con la sua santa pazienza.
     "Certo! Son venuto qui apposta con l'ultimo volo internazionale del mio compare dragone nero supersonico!",
disse il gatto, ormai sul punto di fare uno sfracello.
     "Un gatto non può iscriversi a Facebook!"
     "Perché?", fece il gatto, trasecolato.
     "Un gatto non ha la carta d'identità! Non ha la patente! Non ha nemmeno un carta di credito per pagarsi gli annunci pubblicitari!", disse serafico l'impiegato.
     Il gatto questa volta si arrabbiò sul serio:
     "Allora così stanno le cose?!"
     "Purtroppo sì"
     "Ah! E allora le cose si mettono davvero male per voi!", disse il gatto.
     E di colpo tirò fuori i suoi grossi artigli e con l'aiuto del suo amico dragone nero si mise a graffiare tutto quello che gli capitava a tiro nella sede centrale di Facebook in California.
    "FFFSSSSS! GRRRRR! ARCSSSS! MAOOOOO! MAUAUOOOO! MAUAUAOOOOO!"
    Successe che il gattone nero e il suo grande compare dragone riuscirono a infilarsi direttamente in rete! E cosa non combinarono!
    Le foto in onda si deformarono tutte. Le canzoni vennero tutte scraccate e stonate. Le regole se ne andarono tutte a gambe all'aria in un baleno. I biondi divennero neri. I neri divennero imperatori d'Inghilterra. I meticci tutti Kaiser di Germania. Gli esquimesi proprietari dell'intero equatore. I poveri, direttori di banca. I bidelli, docenti di filosofia teoretica alla Sorbona di Parigi... Un vero pandemonio...
    Fu immediatamente interpellato per correre ai ripari Mark Zuckerberg in persona!
    Ma non ci fu proprio niente da fare!
    Il gattone nero e il compare dragone zompavano e saltavano tra i profili, le pagine, la messa in rete di tutti i post di Facebook del mondo! Sui fili del telefono, sui tralicci del telegrafo, sulle antenne nello spazio dei satelliti in orbita attorno al globo!...
    La rete intera di tutto il mondo si contorse, si avvolse, si scraccò completamente...
    Alla fine ingloriosamente la rete di tutto il mondo semplicemente si spense, si fulminò, si guastò di botto in ogni suo pur minimo lamparino...
    Il mondo della rete mondiale semplicemente calò in un buio vertiginoso e assoluto... Facebook non funzionava più...
    
    Così tutti scesero per strada. Finalmente nella vita vera.
    E tra tutti questi anche la bella gattona nera, proprio la gattona nera di cui era follemente innamorato il nostro grosso gattone nero, che appena atterrato a Milano dalla lontanissima California dal grosso groppone del suo amico dragone,  subito la incontrò. Là, sui prati davanti ai giganteschi bastioni del Castello, luogo d'incontro di tutti i gatti innamorati della città.
    Appena la vide subito il gattone nero le disse:
     "Ciao, bella mia. Finalmente ti fai vedere in giro dalle nostre parti! Ti va di fare due passi sui tetti di questo bel castello? Lo costruì tanti secoli fa un mio avo, famoso amico intimo di Leonardo da Vinci, proprio per portarci a passeggiare un giorno la mia cara amica del cuore, per mostrale quant'è bella la luna quando è tutta chiara e alta nel cielo... Quant'è bello il mondo quando c'è un venticello caldo di primavera come stasera... Quant'è bello l'amore se è sincero e tutto spontaneo...Ti va?"
    "Certo!", disse la gattona nera, facendogli immediatamente gli occhi dolci...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
     

venerdì 28 ottobre 2016

A AMBRA




                                                                     a Ambra

Ambra, che te ne stai nell'ombra
come una stella lontanissima,
a brillare nella città nera da dietro il sipario,
come la lucina accesa di un castello molto alto,
che Dio ti benedica,
il tuo bene nascosto
è un teatro di favole generose
che ancora fa tanta allegria
per queste vie affollate di nulla...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

martedì 25 ottobre 2016

ECCO PERCHE' IO SCRIVO SEMPRE POESIE di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo


ECCO PERCHE' IO SCRIVO SEMPRE POESIE

io scrivo poesie
per oppormi al crollo dei libri
di casa mia,
per cercare visioni arancioni
che si calano dal soffitto
proprio nella mia mente ,
gobbetti del parco
che predicono il futuro
con pappagallini che pescano oroscopi
con il lucchetto rotto del loro becco.
le acque in piena di aridi giornali,
il pane della colpa buttato tra le pietre.
io scrivo poesie
perchè non voglio ancora smettere di cercare
e sogno barche alla deriva
che non vanno da nessuna parte
ma intanto vanno,
perchè ogni posto è un posto
dove c'è un recinto
con mille nessuno incatenati
in balia di altri mille nessuno
che non hanno mai niente da almanaccare
se non a caso.
e gli uccelli nel parco
e gli studenti vagabondi
che non vogliono imparare più niente

perchè per la burla universale
non vuole fare battute più nessuno.
io scrivo poesie
perchè sono un uomo alla buona
e mi piace un sacco fuggire dal manicomio
raccogliendo solitario
qualche foglia d'autunno
e qualche pagina di vecchio giornalino strappato.
con la mia blusa di marinaio
che conosce l'andare 
e la tempesta che l'accompagna.
la notte non ha mappe
e la poesia nemmeno
e il gobbetto è puro
e il canile è chiuso,
ma tutti hanno paura della paura di non so che
e rimangono allora sempre dove sono
e parlano parlano parlano
anche se non hanno mai niente da combattere.
ecco perché io scrivo sempre poesie,
perché almeno combatto con me stesso.
scrivo poesie 
perché sono il personaggio strano del mio quartiere,
e e i miei vicini pazzi mi fanno interviste 
su come son riuscito almeno a scappare

proprio dal retro della mia assoluta follia.
ecco perché io scrivo sempre poesie,
perchè suonerò sempre qualche campana
anche se rimango del tutto solo,
vuol dire che mi sveglierò solo io
nel bel mezzo di questa fortezza abbandonata
da tutti quanti i miei amici
che da nemici ormai
mi sfidano sempre
a continuare nella mia assurda e strampalata poesia.

GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

poesie di GDA su Google Books:
L'AMORE
la gioia,
il senso del bene,
tenuto su da una semplice graffetta di libro,
una coperta di lana di fede
che ti tiene caldo col facile linguaggio della magia,
questo dialogo in paradiso
che ci anima di continuo di vita vera...
si capisce e non si capisce che è amore,
stretti come siamo tra parole e età fuggenti...
somigliamo tutti a qualcuno a questo mondo
e sempre ci sfugge che quel qualcuno
siamo noi stessi,
con una gioia ingiustificata,
non bene catalogata,
nelle nostre stesse tasche...
forse ci sembra davvero troppo,
ma nel fondo indistinto di noi due
quell'infinito c'è sempre stato...
quell'assoluto concreto
che non sappiamo mai definire con certezza...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

L'AVVENIRE Auguri, Michele!
è una grande carovana l'avvenire
che arriva mica sappiamo da dove,
ma ne porta di idee geniali,
di profeti puntualmente confermati da così lontano,
da così indietro nel tempo,
ma l'avvenire vuole bene a tutti noi
come un padre così pieno di sapienza,
così ricco di bene per tutti noi,
certo che ne fa ancora di balordaggini il passato
e tutti gli uomini dietro questo vessillo così rovinato,
ma l'avvenire non tradisce i suoi amici,
non spara balordaggini e menzogne così tanto per fare,
l'avvenire è un viaggio in America,
un volo su Marte,
una vacanza sulla quarta luna di Plutone, quella più grande,
l'avvenire è la salute piena di una speranza imprecisa,
ma molto giovane,
così giovane
che ha migliaia di giorni migliori in arrivo,
mica sappiamo da dove
ma questa strana carovana
ogni giorno che viene ce ne può portare
qualcuno dei suoi tra i più belli,
della sua doviziosa infinita collezione...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

IL DUOMO poesia di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo


IL DUOMO

me ne passa di gente accanto,
là in piazza del Duomo dalle larghe meraviglie,
giovani pieni di attesa,
poveracci in lotta per il centesimo quotidiano,
sapienti in incognito tutti presi dai loro stessi misteri,
gli uomini ormai stanchi della loro stessa solitudine,
forzuti lottatori con l'intera loro contrada sulle spalle,
quelli con i pensieri neri a bella vista negli sguardi loro,
le vecchie che vanno piano, quelle che vanno più veloci che possono,
io, dal mio punto verdino di cortissima distanza, li osservo,
son qui in piazza del Duomo per tutti loro,
pochi si avvicinano,
vengono a loro volta a osservare me,
mi chiedono cosa c'è di nuovo sulla storta via della mia speranza,
come si fa a cantare nel bel mezzo di un così grande manicomio,
se il mio destino ha una sua logica o è del tutto matto pure lui,
io sorrido e qualcosa arrabatto per tutti,
a molti indico il Duomo, così imponente e vicino,
così sfolgorante nella luce pomeridiana sghemba dell'autunno,
dico: "è là, quasi sempre sotto i nostri occhi,
la poesia della materia viva del nostro incomprensibile destino,
brilla sempre così forte per chi la sa vedere.
la nostra vita è come quel miracolo
di marmo bianchissimo e immacolato.
così bello, così nobile, così unico,
se abbiamo un attimo almeno al giorno per vederlo e pensarci.
si tratta semplicemente solo di questo, amico".
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

Ascolta, amico,
il pesce silenzioso che stranamente
qualche volta si affaccia alla tua finestra
per vedere come si respira a casa tua,
che balli fa il tuo nome tra i capelli della tua donna,
se l'ami, se ti perdi nel suo mistero,
se riesci a lanciarti felice nella sua ombra più scura.
E' un groviglio di segni, di gialle foglie d'autunno
la nostra vita,
che raccogliamo in una scatola da scarpe usate
per vedere se c'è ancora quel lungo cammino
che ci vide così coraggiosi,
che ancora ci fa tenere la barra dritta
verso la nostra meta,
che solo l'amore ci sa ancora dare.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(a Salima)
io son convinto
che son le tue mani calde che riscaldano la tua casa,
nel silenzio dei tuoi sorrisi
si nascondono poi i sacrifici di una vita,
tra studi, castelli, cammini interminabili,
i fiumi sacri della tua terra così lontana.
e ti rifugi in canti sconosciuti
per osannare in segreto
le rime del tuo futuro rosa
in volo sicuro ormai sulle dolci colline delle Marche.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

nelle sere di autunno si tarda ad accendere la luce,
abituati come siamo ancora alla luce dell'estate,
appena trascorsa.
il freddo ci coglie improvviso
coi suoi tormenti dai ripari appena appena inventati,
ma forse questa è la vera stagione dei poeti,
quando sicuri come gatti
si rifugiano sulle montagne dei loro libri,
tra i venti in equilibrio sulle punte delle loro dita,
sulle delinquenze raffinate delle scritture dimenticate,
mentre tutto il cosmo ruota nel suo stesso frutto,
come l'autore d'amore
che vive di malinconia
nel suo stesso misfatto di grande felicità.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
Marianna Viscardi io lo assegnerei a te il Nobel, Giuseppe., Dopo la tua carissima amica, l'immensa Alda Merini, sei il poeta più stupefacente e sincero che io conosca e sono felice di poterti trovare in Piazza Duomo, ogni volta che ho bisogno di aria nuova 

la contentezza è nelle piccole cose del giorno quotidiano,
non c'è neanche da fare un passo,
già siamo là, attorno a un tavolo, anche se piccolo,
batte un solo cuore in tutti i nostri sguardi,
non c'è manco bisogno di guardare altrove,
il nostro bene è fatto di bambini che sorridono e rose in sboccio,
sembra un mistero
ma è solo il sogno comune di amare,
di stare insieme con tutte le luci accese,
come in una festa...
come in un dolce ritrovo di vita e poesia...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

le poesie sono sere dischiuse
che piano si aprono in incontri improvvisi,
in ricordi lontani,
in antiche canzoni corrette alquanto dall'incerta memoria,
sono sole e luna che si abbracciano
in una vecchia promessa d'amore,
io ne scrivo anche alla mia bancarella,
col capo chino nel vento serale che viene giù dalle montagne,
in questa strana città d'arte
che ti vuole comunque bene,
e a ogni sera
prima che tu torni a casa
te lo dimostra sempre in qualche modo.
concretamente, senza nessun giro di parole.
la poesia a Milano è sempre nell'aria,
zitta zitta, che ti sorride sempre...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(foto del maestro Giampiero Zamboni)

Giovanni, che sei venuto a Milano
solo per accarezzare il volto della nuova alba
che farà più grande la tua famiglia,
per raccogliere una luna di buona fortuna
e appenderla all'albero del tuo giardino di Acquaviva,
per aggiustare un po' la giacca di tuo padre
con una mollica di vero bene di figlio,
tu vivi in una favola tra Berlino e la Bolivia,
possa il tuo paese un giorno
aprirti una bottega di filastrocche allegre
per fare di ogni tuo racconto un gallo buontempone...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
con
Giovanni Solazzo

a Giovanni Clarizio.

Giovanni, t'ho riconosciuto subito solo alla voce,
che m'hai detto alle spalle di votare sempre alla luna,
come mio solito,
prima di vederti in volto,
dopo almeno 35 anni che non ci vedevamo
né ci sentivamo,
che "Caffettiera" ti chiamavo a quei tempi
che ci alzavamo tutti presto
e tu subito mettevi a bollire il caffè forte della tua allegria,
ti devo dire, Giovanni, che non sei cambiato di uno spillo
in tutti questi anni... davvero tanti...
sempre la stessa sferza, la stessa bramosia di sapere,
la stessa ricerca del profondo, fin dove si può...
la stessa ironia, lo stesso istinto a sorridere, sempre e comunque,
la stessa lontana gioventù,
nonostante i capelli bianchi, le figlie grandi,
le arpe rotte di tutti questi anni.
fioriscono i nostri destini e vanno come vanno,
ma le bande dei nostri paesi sognati
suonano sempre a tutta forza la grancassa della nostra allegria,
qualsiasi sia la chimera che è caduta,
qualsiasi sia la folla dei compagni di viaggio che ci ha abbandonati...
ciao Giovanni, amico caro,
veleggia ancora per il gran mare della nostra libertà
la nostra bella nave di nome Utopia...
che sia Sannicandro che sia Milano,
che sia l'India che sia il Giappone...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


si costruisce giorno per giorno
la casa delle favole,
dove per tutte le sedie scalcagnate
arriva a sorpresa qualche minuto di sole
anche nelle giornate più grige.
quelle casse di legno colorato
dove sempre vanno a sistemarsi i cuori allegri dei più piccoli,
dove la vita osa tutto quello che gli scarabocchia
nel genio suo la mano felice della fantasia,
urlare a sorpresa un nulla al libro che dorme,
tirare al muro il pallone,
ficcarsi sotto il letto a raccattare tutta la polvere
che se ne va a nascondere lì spaventata,
far sempre festa alla mamma con 1000 variopinte commedie,
dividersi una piccolissima torta di cioccolata in 7...
perché è proprio l'allegria che ingigantisce tutto a questo mondo,
l'allegria del giorno
e il bene della luce della vita...
qualunque essa sia...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


non diventa mai furbo il mio cuore
quando verso sera m'imbatto
in quella vecchia platea di piazza
che mi saluta ridendo di me,
che corro ancora come un pazzo
dietro a questa inconcludente quasi folle poesia,
i loro occhietti si fanno beffe di me
e della mia strada che col freddo della sera
mi porta verso casa,
e per strada come al solito a Milano
non ci sono mai stelle,
ma lampioni fiochi e viola
dove s'incontrano incerti
chi va senza sapere dove.
non diventa mai furbo il mio cuore
che sempre insiste con questa gioventù
che ride e scherza con chiunque
senza mai sapere perché...
non badando a nient'altro
che a questi piccoli segni per la via
che a Milano se ne stanno sempre al posto delle stelle...
inquiete e un po' comiche poesie...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

GRAZIE, BOB



GRAZIE, BOB
tutti grandi poeti, tutti grandi intenditori di letteratura,
tutti con la gran medaglia della musa più autentica
appiccicata con la colla sul risvolto della giacca,
dopo Dario Fo, anche Bob Dylan,
buttato nel tritacarne dei battuti di professione,
gente manco contenta dell'avvenire dipinto di rosa,
gente che mai manco ha fatto un solo turno di guardia
sui confini ghiacciati della poesia,
vera patria di gran fatiche e notti insonni.
gente campione di sonno che non è mai capace di rallegrarsi
di nulla, nemmeno se un poeta è pari a un altro,
no, loro devono pesare il bicchiere,
analizzare la pastiglia della fantasticheria,
verificare la gradazione del mosto sentimentale.
gente che va matta per l'amaro, la vituperia, l'insulto,
la sottigliezza al curaro,
gradassi da 4 soldi sempre con la puzza al naso,
a spargere con goduria veleni e nera stricnina
su tutti i fiori sbocciati inaspettati e strani
per la campagna asfittica della cronaca quotidiana.
odio, rancore e senso di superiorità,
anche se ben camuffati da una buona pratica di saccenza,
sparati a raffica su chiunque la pensi diversamente.
sono soli e si pensano capi di circolo.
Bob Dylan non ha mai cantato alla luna,
Bob Dylan ha cantato e canta sempre a tutto il mondo,
canzoni che vogliono un mondo più bello di questo.
Oggi ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.
E' una festa per chiunque ami la vera poesia,

la grande musica...
Dario ci ha tirato il suo ultimo scherzo,
invece di andare a un funerale,
ci manda a una festa di un suo pari:
Bob Dylan!
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


13 OTTOBRE 2016

i pensieri d'estate son tutti diventati dei sogni,
in piazza solo dal vento si capisce che è autunno,
i passanti vanno nei loro viaggi sconosciuti
con i pensieri ben stretti nelle loro borse,
sempre così di fretta,
nel perimetro del colonnato brillano le diecimila luci dei negozi.
anche il poeta se ne sta lì con i suoi libri color foglie cadenti,
sperando di non stonare troppo con questi tempi
di così scarse letture...
ma per fortuna dopo la caldissima estate, finita da poco,
questo autunno non è molto cupo...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
(foto del maestro Giampiero Zamboni)

"la poesia non è un lavoro,
è la fortuna che è un lavoro".
GDA
"qualsiasi cosa fai avranno sempre da ridire,
soprattutto se la fai bene".
GDA

sabato 15 ottobre 2016

ULISSE poesia di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo



ULISSE

uomo che presti ancora fede a chi non la merita,
che lotti con la tua stessa ombra
credendola un'amica fedele,
tu combatti con una medusa senza l'aiuto dell'arte,
lo scudo di Perseo fatalmente lo lasci andare
nel fiume della matematica sconclusionata
delle anime di malaffare, quelle che non rilucono,
perché il loro sentimento è nel loro salvadanaio.
fatti forte, s'è cambiato il costume umano
quello almeno che rispetta il poeta dal carattere vano,
che disdegna la faccia di tutti i cesari sul denaro,
ti attraversano con i loro stiletti avari e stinti,
vogliono da te solo l'oro che nascondi sottoterra,
quel volto caro, quell'amicizia strana, 
quella storia grandiosa e bella,
fatta solo di affetto e bene sincero.
ma se tutto il resto viene meno
racconta ancora degli antichi naufragi,
delle tempeste amene, dei trabocchetti spietati dei giganti,
che con un occhio solo vogliono vedere meglio
dell'accecante pupilla del sole
che sempre al galoppo ma mai di quel che accade
non gli sfugge un velo.
Ulisse mio, questo è il mondo, tu lo sai molto bene,
ma nelle sue acque torbide e spietate
ti aspetta senza nessuno indugio la tua cara amatissima Itaca.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

IL BORDELLO DELLA POESIA

è per strada il gran bordello della poesia,
processioni profane
dietro il gingillo del narciso,
trofei enigmatici alzati al cielo
in un nulla continuamente bombardato,
favole paurose
nell'economico albergo del cuore,
amori da pavimenti freddi
come se gli amanti improvvisamente svenissero,
una vita sparata sugli specchi
come un vecchio vizio
da consumare in fretta,
prima che si tocchi il fondo
e cadano tutte le forze.
ognuno si sbriga e va in fuga,
l'amore è un dio
da prendere a pugni con tutta la furia,
la poesia è una ragazza spietata
che non perdona più nessuno.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

NICHILISMO DI STRADA

son rumori di una pioggia che ormai si allontana,
questi cammini interrotti,
questi occhi chiusi,
questi cigli rasati,
questi anelli al naso.
potessero piangerebbero,
ma invece si riprendono in tempo
e se ne vanno in giro a raccattarsi qualsiasi dolore,
si voltano
e si mette ancora a piovere forte.
il loro vuoto non li ripara,
di capire non gliene importa niente.
GDA


la mia anima è svelta come un revolver,
brucia carte nelle sue tasche
per mandare in fiamme tutto il bastimento,
non chiedo niente a nessuno
perché sono un poeta d'altura,
e me la fanno pagare,
non rispondendo mai alle mie chiamate,
eppure son sempre loro che mi cercano,
per far di me cosa non l'ho mai saputo,
forse per giocarci un minuto
e poi andarsene allegri altrove
perché ci hanno davvero sempre un sacco da fare.
mi rubano le parole
per la loro paglia secca
e anche una scintilla di mia stupida vanagloria
potrebbe scioglierli come metalli falsi
in una preghiera.
io scrivo e mando in giro,
che sia poesia me ne accorgo dalla luce.
serve a me stesso, e forse a qualcun altro,
così lascio perdere la babilonia
e me ne torno a casa,
che è sempre la stessa,
questa mia anima in fiamme
che regala favole roventi a chi vuole stare caldo.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO


in questo giorno freddo
io me ne sto al caldo della mia stanza
a pensare alle mie certezze che non mi dicono più niente,
è passato purtroppo il tempo delle parole d'ordine,
ora arrivano furiosi acquazzoni senza più preavviso,
nessuno più mantiene la sua parola,
ti lasciano a te stesso
e ti conviene che ti basti il tuo poco,
va a tutta velocità il caos di oggigiorno,
il verbo vola come un coriandolo nel cielo gravido di nulla,
ma io ancora mastico piano il mio passato
e rido.
che sia una specie di futuro 
o un tremito d'amore, non ve lo so dire.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO 

potresti anche dirmi, mamma,
che fine ha fatto quel tuo rigoglio di vita,
e dirmi se ancora vedi che ho bisogno di te,
pur ora che son passati tanti anni,
ma da lontano io sempre dipano le mie favole,
e vedo che da lontano tu ancora hai bisogno
che io me le racconti,
il bene ha così tante vie circonvolute
che io nei tuoi vecchi maglioni e nelle tue coperte
dove ancora mi ritrovo caldo
sento sempre il tuo soffio di vita,
il tuo antico bene.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

venerdì 14 ottobre 2016


LA GIOCONDA

un disegno d'amore ti sfugge,
ti racconta il miele di una bocca
e poi si prende i giorni del suo destino
da una scatola di colori.
la giovinezza è bella come l'amore.
ma la Gioconda di giorno
è difficile da portarsela a casa.
mandi a memoria la passione
e poi vivi di malinconia
per il resto della tua vita.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

SCENA DA UN VECCHIO FILM DELLA MIA VITA

molto tempo mi hai portato appresso,
e domandavi di me
come si fa dell'arrivo di un treno,
o della partenza di una corriera,
come se fosse possibile
sapere da un ferroviere
cos'è l'amore.
ci siamo persi poi con ostentata negligenza,
tu per fare la poetessa
io per continuare a fare il cretino,
così gentile e disponibile,
specialmente per ballare un valzer
con un bel quadro di una donna
dipinta sul muro.
ma i viaggi hanno curve sghembe,
si parte per l'India
e si arriva a Porta Ticinese,
potevamo emigrare tutt'e due nel sogno della Germania,
ma lì c'erano i fratelli Grimm 
che ci sequestrarono il passaporto,
proseguimmo allora per il paese dei balocchi,
ci facemmo pupazzi di cartapesta tutt'e due
e ce ne andammo a teatro a vedere Pinocchio.
cosa sia capitato dopo
è un affare che riguarda solo l'idea,
attrice di cinema muto tu
e io buffone in privato,
senza manco più il tuo bel cappello di lana.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO